Divieto di dimora nel proprio comune per la sindaca di Erice, che adesso rischia la sospensione in virtù della legge Severino. Il primo cittadino Daniela Toscano, eletta con il Pd e componente dell’assemblea nazionale del partito, è accusata di abuso d’ufficio, calunnia e traffico di influenze per aver cercato di agevolare l’iter di autorizzazioni per l’apertura di un parcheggio gestito da una società riconducibile al fratello, Massimo Toscano. Anche lui – consigliere comunale di Trapani – è stato sottoposto al divieto di dimora. Entrambi non potranno accedere nei comuni di Trapani ed Erice e stamattina nel corso delle perquisizioni hanno indicato il proprio domicilio in un comune limitrofo. Il gip Caterina Brignone ha disposto il divieto di avvicinamento pure per Francesco Paolo Rallo, marito della sindaca Toscano, che dovrà mantenere 300 metri di distanza da Riccardo Agliano, un imprenditore che venne estromesso dal progetto del parcheggio.

In totale sono sette gli indagati della procura di Trapani (procuratore aggiunto Maurizio Agnello, sostituto procuratore Franco Belvisi) tra cui l’allora comandante della polizia municipale Giacomo Catania, oltre che l’imprenditore Giovanni Savi, titolare della società in cui era socio occulto il fratello del sindaco. L’indagine da tempo era nota in città, con registrazioni di conversazioni condivise su Whatsapp e in parte acquisite dai pm. Anche la stampa locale ne aveva parlato, tanto che l’apertura del fascicolo scaturisce proprio da una denuncia per calunnia presentata dal primo cittadino Daniela Toscano nei confronti di Luigi Manuguerra, personaggio pittoresco finito tra gli imputati del processo Scrigno per voto di scambio politico elettorale e morto per cause naturali durante i mesi di lockdown.

“Nel caso in esame emerge con estrema chiarezza un conflitto di interessi“, scrive il gip di Trapani. Lo scorso anno un’altra indagine della procura portò all’arresto del vicesindaco di Erice, Angelo Catalano, che patteggiò una condanna a un anno e undici mesi. “A Trapani la politica si fa a colpi di querela, l’abbiamo rilevato non solo da quest’indagine ma siamo subissati da denunce per diffamazione, non deve essere la magistratura a dire chi ha torto e chi ha ragione – dice il procuratore aggiunto di Trapani, Maurizio Agnello, attualmente facente funzioni di capo dell’ufficio –in questo territorio molte testate giornalistiche fanno politica attiva e diventano cassa di risonanza di questo modo di fare politica, ma una cosa che ci ha sconcertato è stata la reticenza di molti funzionari del Comune”.

Secondo l’accusa, il fratello del sindaco e Savi avrebbero sponsorizzato l’elezione a sindaco di Daniela Toscano, che per due legislature era già stata vicesindaco e assessore ad Erice. Per questo avrebbero preteso il sostegno per l’apertura del parcheggio. “La ‘spinta’ del sindaco – sollecitata da Massimo Toscano, che non ha mancato di evidenziare a Savi il proprio interessamento – è stata determinante per consentire all’Agir (la società di gestione del parcheggio) di ricavare profitti e competere con la concorrente iniziativa dell’associazione ‘Camesena’ (riconducibile ad Agliano) ben prima di quanto sarebbe accaduto, se fosse stato seguito il normale iter burocratico”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. “Mentre il progetto dell’Agliano non godette di corsie preferenziali – continua il provvedimento del gip Brignone – lo stesso non può dirsi di quello di Savi che venne presentato il 26 aprile 2018 e beneficiò della ‘benevolenza’ del sindaco”.

Poi l’imprenditore si decise a denunciare tutto, sia alle forze dell’ordine che attraverso la stampa e nei mesi scorsi è tornato a depositare delle registrazioni telefoniche, con le minacce di Rallo. “Buttana, tanto prima o poi gliela facciamo pagare a tuo marito” e ancora “Queste cose sa fare… registrare! Non ti preoccupare, gliela facciamo pagare”: queste le minacce riferite ad Agliano e alla moglie, il 7 ottobre e proseguite il 24 dello stesso mese. “Il pm ascrive al Rallo anche l’aver fatto trovare il 14 ottobre 2019, infilandolo all’interno della Mercedes classe B dell’Agliano attraverso il finestrino rimasto aperto, un foglio bianco con la scritta ‘sbirro’ ed una croce”, ma su questo episodio il gip sostiene che “non è supportato da gravi indizi, non potendosi escludere che pure altri soggetti potessero avere – anche a torto – motivi di risentimento nei confronti dell’Agliano”.

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