L’ISTAT ha pubblicato il suo rapporto annuale 2020 (basato su dati del 2019) sulla situazione del Paese, un documento importante, che fa come sempre il punto sull’Italia da tanti punti di vista, economici, sociali e, per quello che ci interessa qui, anche tecnologici. Data la situazione mondiale, è normale che la ventottesima edizione del Rapporto sia fortemente incentrata sugli scenari venutisi a creare con l’irrompere dell’emergenza sanitaria da COVID-19, analizzandone gli effetti sulla società e sull’economia italiane.

Il quadro che ne merge, com’è facile immaginare, è desolante per quanto riguarda ad esempio mobilità sociale, diseguaglianze economiche e lavoro. L’emergenza tuttavia ha anche messo alla frusta l’infrastruttura Web italiana, che però a quanto pare ha resistito bene ed ha contribuito all’affermazione di modelli lavorativi alternativi, come lo smart working da casa e la didattica a distanza, che prevedono un uso massivo della rete. Se ciò sarà bastato a migliorare il rapporto tra gli italiani e il Web lo sapremo ovviamente soltanto il prossimo anno, intanto però i dati del 2019 non sono affatto incoraggianti.

Ciò che merge dai dati anzitutto è un basso utilizzo della rete da parte dei nostri connazionali di età compresa tra i 16 e i 74 anni, con una percentuale che si attesta al 74%, in aumento del 5% rispetto ai precedenti tre anni, ma ancora decisamente al di sotto della media europea, pari all’85%. Peggio di noi fanno soltanto Grecia, Portogallo, Romania e Bulgaria.

Ma non è tutto, perché ben 6.175.000 famiglie, pari al 24,2% del totale, non sono proprio connesse. Il grosso è composto di famiglie di soli anziani o con scarso livello di istruzione, mentre per quanto riguarda la distribuzione geografica, com’è facile indovinare, esse si concentrano soprattutto al Sud, dove nei Comuni fino a 2000 abitanti la media delle famiglie senza connessione Internet sfiora il 30%. La situazione non va bene nemmeno per quanto riguarda il rapporto tra i minori con età compresa tra i 6 e i 17 anni e il Web: se infatti al Nord la percentuale di quelli che non possiedono né un computer né un tablet si attesta al 7,5%, sale al 10,5% al Centro, raggiungendo quota 19% al Sud.

Alla luce dei numeri quindi non sorprendono più le difficoltà evidenziate dalla necessità della didattica a distanza durante il recente lockdown, e dovute non soltanto alla mancanza di infrastrutture adeguate e dotazioni personali, ma anche a una mancanza generalizzata nel pase di competenze informatiche adeguate, tanto da parte degli studenti che, spesso, anche degli insegnanti.

La recente emergenza sanitaria ha così evidenziato un divario digitale grave, che separa il nostro Paese dal resto dell’Europa, ma anche parti del nostro territorio da altre e singole fasce di popolazione tra loro. La speranza è che se ne sia accorto anche il mondo della politica e dell’imprenditoria.

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