Per il suo lavoro sulle tecniche di procreazione assistita e sulla fertilità era diventato una figura di riferimento in Italia e all’estero: Carlo Flamigni, luminare della fecondazione assistita, è morto a 87 anni a Forlì, dove viveva da oltre 15 anni insieme alla moglie, dopo una breve malattia. L’annuncio arriva da un post pubblicato su Facebook dal figlio, Carlo Andrea: “Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai, il dolore è grande almeno quanto il bene che ti ho voluto… ma un giorno ci rivedremo prof”.

Nato a Forlì il 4 febbraio 1933, Flamigni si era laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna, per poi specializzarsi in Ostetricia e Ginecologia. Docente di diversi insegnamenti presso l’Alma Mater, è stato direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università degli Studi di Bologna dal 1994 al 2001. Medico, ginecologo e divulgatore scientifico Flamigni ha preso parte in modo attivo al dibattito che si era sviluppato in Italia ai tempi dell’approvazione della legge 40 del 2004 che ha introdotto l’uso della fecondazione assistita nel nostro paese, e nel successivo lavoro per modificarla. Ma si era spesso schierato anche in favore della libertà di scelta delle donne, e in difesa della legge sull’aborto.

Imponente la sua produzione scientifica, con oltre mille memorie originali, numerose monografie e alcuni libri di divulgazione. Per non contare gli articoli su vari problemi di bioetica. Per due volte è stato Presidente della SIFES – Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione. Nel suo lungo e prestigioso curriculum c’è anche l’appartenenza al Comitato Nazionale per la Bioetica e al Comitato Etico Università Statale di Milano.

Negli ultimi anni la sua attività si era orientata sui temi della contraccezione maschile, sulle tecniche di fecondazione assistita e sui problemi della bioetica e dell’etica medica. La camera ardente sarà allestita all’ospedale di Forlì.

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