Negativi ai test sierologici pur avendo contratto il Covid. Uno studio svedese prova a dare una risposta con la cosiddetta “immunità da cellule T“, sviluppata da individui che hanno contratto il virus in forma lieve o asintomatica e ora non risultano positive agli anticorpi nei test sierologici. “Gli anticorpi sono solo una manifestazione della risposta immunitaria, ma il cuore della risposta adattativa, quella che viene dopo la ‘prima linea’ di difesa, sono le cellule T – spiega Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas, intervistato dal Corriere della Sera. Se i risultati dello studio fossero confermati, potrebbero indicare che più soggetti nella popolazione hanno sviluppato immunità al Sars-CoV-2 rispetto a quanto suggerito dai test anticorpali. “Se si misura la risposta mediata dalle cellule T – precisa Mantovani – si trova che soggetti che sulla base degli anticorpi non hanno avuto una risposta, in realtà la risposta l’hanno avuta. Gli anticorpi sono solo una spia di una risposta immunitaria e lo studio suggerisce che possano non essere la migliore”.

Lo studio svedese: “Immunità da cellule T presente nel doppio delle persone con anticorpi” – Lo studio a cui fa riferimento Mantovani è una ricerca condotta dal Karolinska Institutet e dal Karolinska University Hospital di Stoccolma, che ha mostrato come molte persone malate di Covid-19 in modo lieve o asintomatico – e che in molti casi non si sono accorte di avere la malattia – hanno sviluppato l’’immunità mediata da cellule T‘, pur non risultando positive agli anticorpi nei test sierologici. Al momento però la ricerca è stata pubblicata solo sotto forma di preprint, e non è ancora stata sottoposta a peer review, cioé al processo di confronto, dibattito e verifica della comunità scientifica. “Le cellule T sono una parte essenziale del sistema immunitario – spiega Marcus Buggert, uno degli autori – Il nostro risultato indica che hanno sviluppato l’immunità da cellule T circa il doppio delle persone a cui sono stati trovati gli anticorpi con i test sierologici”. Un altro risultato interessante, sottolineano i ricercatori, è che non erano solo le persone con Covid-19 diagnosticato ad avere l’immunità delle cellule T, ma anche molti dei loro familiari esposti.

Mantovani: “Cellule T fondamentali per la memoria dell’infezione” – Nell’intervista al Corriere, il direttore scientifico dell’Humanitas spiega cosa siano le cellule T “Gli anticorpi non sono che una delle armi del sistema immunitario, c’è una ‘prima linea’ di difesa che gestisce l’attacco dei virus ed è questa che determina in buona parte l’esito di quelle persone che vanno incontro all’infezione e non si ammalano – ricorda lo scienziato – Superata la prima linea di difesa, ci sono dei ‘direttori d’orchestra’ dell’immunità, le cellule T, che dicono ad altre popolazioni cellulari, le cellule B, di fare da anticorpi. Le cellule T riconoscono pezzi diversi del virus rispetto agli anticorpi e sono fondamentali per la memoria dell’infezione. Ci sono tantissimi tipi di cellule T, di solito alcune di loro risolvono il problema uccidendo la cellula infettata”. Al momento però non esistono test utilizzabili per individuare le cellule T su larga scala, come i test sierologici. “Sono test più complicati e sofisticati – spiega Mantovani – che richiedono una tecnologia complessa, ma se si dimostrasse che questa tecnologia dà uno sguardo più accurato sulla memoria immunitaria e sulla protezione del sistema immunitario, si potrebbero mettere a punto sistemi industriali ‘ad hoc'”.

Bassetti: “Spiegherebbe perché i casi continuano a calare” – Sullo studio del Karolinska University Hospital di Stoccolma è intervenuto anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia antinfettiva (Sita). “Potrebbe spiegare perché nonostante le movide e la pressoché totale apertura, continuano a calare i casi in zone particolarmente colpite come le nostre – scrive in un post su Facebook – La risposta sarebbe perché la maggior parte di noi ha immunità che è difficile da rilevare. Una immunità molto maggiore di quella identificata dai test sierologici che hanno il grosso limite di una bassa sensibilità“. Lo scrive su Facebook

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