Primi blocchi alla frontiera italiana, dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni sui permessi d’entrata nel Paese scattate il 1 luglio e che, oltre a permettere gli arrivi da tutti gli Stati Ue e dell’area Schengen, ha aperto i confini a 15 Paesi, ma con l’obbligo di quarantena per 14 giorni. Un gruppo di turisti americani, partiti dal Colorado con un jet privato, si è visto infatti negare l’entrata nel Paese durante i controlli di rito all’aeroporto Elmas di Cagliari, visto che gli Usa non figurano nella lista degli Stati a cui l’Italia ha deciso di aprire le porte. Così, sono stati tutti rimpatriati.

A bordo del mezzo c’erano una decina di persone. Per cinque di loro in possesso di passaporto americano, riportano i quotidiani locali, è stato quindi disposto l’immediato rimpatrio, vistoc he gli Stati Uniti non fanno parte della lista dei Paesi extra-Ue a cui è permessa l’entrata in Italia, ossia Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia, Uruguay e Cina.

Gli altri, italiani, neozelandesi e britannici, sarebbero potuti rientrare nel Paese rimanendo in quarantena per 14 giorni prima di poter circolare liberamente, ma intorno alle 23.30 di mercoledì hanno deciso di tornare indietro con i propri amici per solidarietà.

Sulla questione è intervenuto anche il governatore Christian Solinas: “La Regione Sardegna non ha nessuna responsabilità per quanto accaduto. Da subito, con la collaborazione della società di gestione dell’aeroporto, ci siamo messi al lavoro – avviando pressanti interlocuzioni con il governo, il Ministero e il Prefetto – per trovare una soluzione che consentisse ai passeggeri americani di rimanere in Sardegna, anche sottoponendosi alla quarantena”, ha dichiarato il presidente sardo. Poi, con la stagione estiva già iniziata, attacca le scelte del governo: “La singolare interpretazione restrittiva delle norme da parte del governo, opposta alla nostra ragionevolezza di garantire anche in questo caso la sicurezza sanitaria, ha inflitto un grave danno alla credibilità turistica internazionale della nostra isola – conclude Solinas – e del nostro senso di ospitalità. Ci auguriamo che nelle prossime ore ci sia un ulteriore sforzo per consentire la risoluzione di questa vicenda”.

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