L’ultima è stata nel 2003. Ma ora, dopo 17 anni di moratoria di fatto e dunque informale, la Corte Suprema ha dato il via libera alla richiesta dell’amministrazione americana di ripristinare la condanna a morte federale dopo che era stata di fatto congelata dall’amministrazione Bush. I giudici costituzionali infatti hanno deciso di non intervenire sul ricorso presentato da quattro detenuti federali nel braccio della morte, che saranno giustiziati tra luglio e agosto. Tra loro c’è anche Daniel Lewis Lee, suprematista bianco che nel 1996 in Arkansas ha sterminato un’intera famiglia: padre, madre e la figlia di 8 anni. Decisivo per il via libera al boia federale il blocco conservatore dei giudici costituzionali, mentre le due giudici liberal Ruth Ginsburg e Sonia Sotomayor hanno dichiarato che erano favorevoli a prendere in considerazione il caso.

Nelle prigioni federali ci sono oltre 60 condannati a morte ritenuti colpevoli – di reati federali e da una corte federale – di tradimento, spionaggio, omicidi plurimi e particolarmente efferati, come l’assassinio di bambini. La maggior parte si trova nel Federal Correction Complex di Terre Haute, in Indiana. Tra loro i nomi più illustri sono quello dell’attentatore della maratona di Boston Dzhokhar Tsarnaev e il suprematista bianco della strage di Charleston Dylann Roof.

La decisione della Corte Suprema arriva dopo la richiesta inoltrata la scorsa estate dal ministro della Giustizia William Barr, che voleva porre fine alla moratoria sulle condanne a morte federali e riprendere le esecuzioni usando una nuova procedura che prevede una iniezione letale attraverso un singolo farmaco, il pentobarbital e non più il cocktail di tre farmaci usato in passato. Una proposta, quest’ultima, ritenuta inizialmente non conforme al Federal Death Penalty Act del 1994, che prevede l’utilizzo delle modalità di condanna a morte previste nello Stato in cui l’imputato è stato condannato.

In 22 Stati Usa la pena capitale è stata abolita, mentre negli altri è applicata o vige una moratoria di fatto. Nel 1972 la pena capitale federale era stata di fatto messa al bando dalla Corte Suprema poi era stata reintrodotta 16 anni dopo e applicata in casi straordinari (tra cui l’attentato alla maratona di Boston). Di fatto, dal 1963, sono stati condannati a morte dalle autorità federali soltanto tre detenuti e dal 2003 a oggi il governo centrale aveva applicato una moratoria di fatto.

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