“Sono qui a reclamare giustizia”. Con queste parole il senatore M5s Primo Di Nicola è intervenuto in Aula pochi giorni prima l’anniversario della tragedia di Ustica del 27 giugno 1980, quando “un Dc-9 dell’Itavia con 81 persone a bordo venne inabissato in uno scenario di guerra”. “Sono qui a reclamare giustizia”, ha detto Di Nicola, “chiedendo al governo di promuovere tutte le azioni necessarie per fare verità completa, superando tutti le reticenze e le complicità”. E, ha continuato: “Di questa tragedia si conoscono i soggetti nazionali presenti sulla scena del delitto, la dinamica, manca solo il passo finale per individuare l’assassino, l’autore materiale e l’esecutore della strage. Una situazione assurda che solo uno Stato debole e compiacente come il nostro può accettare e tollerare, dimenticando il dovere primario che ha di tutelare la propria sovranità , a cominciare da quella degli spazi aerei”. Quindi ha concluso: “Ancora oggi la Procura di Roma, i pm Amelio e Monteleone, indagano sul caso Ustica e dal 2010 attendono risposte esaustive a quattro rogatorie internazionali ripromosse dopo che l’allora presidente Cossiga tornò, nel corso di un’intervista, a puntare il dito contro la Francia. I Paesi interessati dalle richieste di informazioni avanzata dalla nostra magistratura sono gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio (Nato) e la Germania, oltre, ovviamente la Libia. Un’inchiesta, quest’ultima, che rischia di finire inesorabilmente archiviata se il governo, una volta per tutte, non deciderà di avviare un’incisiva azione diplomatica invitando i nostri alleati a dire tutta la verità su quanto accadde quella notte. Chiarendo, innanzitutto, cosa ci facevano i loro caccia e i loro mezzi navali nelle acque e nei cieli italiani. La dobbiamo a quelle 81 vittime. E a chi, ancora oggi, attende giustizia”.

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