La Lega è in caduta libera. Secondo il sondaggio condotto dall’istituto Ixè per la trasmissione Rai Cartabianca il partito di Matteo Salvini è ormai al 23,8%: vuol dire dieci punti e mezzo in meno rispetto al risultato ottenuto alle elezioni europee del 2019 (34,3%). Un calo costante quello degli ultimi dieci mesi, cominciato dopo l’estate e che adesso porta il Carroccio solo un punto e mezzo davanti al Pd. Il partito di Nicola Zingaretti è rimasto stabile al 22,2% e insegue la Lega a 1,6 punti di distanza.

In una fase di tensioni interne arretra anche il Movimento 5 Stelle (15,6%, alle europee ha preso il 17%). A destra perdono terreno leggermente anche Fratelli d’Italia (è al 14,0%, due decimi in meno rispetto alla scorsa settimana ma più del doppio del 6,5% preso nel maggio del 2019) e Forza Italia (è al 7,5%, sette giorni fa sfiorava l’8). Fanno registrare, invece, un saldo positivo rispetto alla scorsa settimana, i piccoli partiti: Italia Viva è data al 3, esattamente il doppio rispetto all’uno e mezzo percento accreditato un mese fa. La Sinistra è al 2,4% (ma ad aprile era al 3.6%), +Europa è al 2,7%.

Sul fronte della fiducia, si conferma sempre primo Giuseppe Conte, con un indice di gradimento al 55%. In seconda posizione resta il governatore del Veneto, Luca Zaia, pur arretrando di 2 punti, al 49%. Seguono Giorgia Meloni (32%) e Salvini che è al 29%: il leader della Lega è quindi venti punti sotto il leghista Zaia. A seguire ci sono Zingaretti (26%), Silvio Berlusconi (22%) e Luigi Di Maio (è al 21%). Ultimissimo Matteo Renzi col 12%, un quinto rispetto al presidente del consiglio.

Sul fronte coronavirus, invece, una fase di primi bilanci, con la curva dei contagi e dei ricoverati in costante flessione, si registra una netta promozione della gestione dell’emergenza Covid da parte del Governo, giudicata molto o abbastanza buona dal 65% degli italiani. Seppure la preoccupazione sia molto ridimensionata, la maggioranza dei cittadini ha interiorizzato le misure di prevenzione, e ritiene fondamentale mantenerle scrupolosamente anche in questa fase. Di fronte all’eventualità di un vaccino disponibile, il 61% ritiene probabile sottoporvisi.

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