Violenze, controlli d’identità discriminatori, quarantene forzate e sanzioni più gravi contro minoranze etniche, rom e senza fissa dimora: secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, “Sorvegliare la pandemia”, l’emergenza sanitaria ha fatto emergere situazioni di razzismo istituzionalizzato all’interno delle forze di polizia, che “in Europa hanno preso di mira in maniera eccessiva le minoranze etniche e i gruppi marginalizzati”.

Il rapporto esamina 12 Paesi europei e mette in luce “un allarmante modello di pregiudizi razziali” all’interno delle forze di polizia, realtà che si lega alle proteste, in corso, del movimento Black Lives Matter.
“La violenza della polizia e le preoccupazioni sul razzismo non sono nuove, ma la pandemia da Covid-19 e l’applicazione coercitiva delle misure di lockdown a essa associate ne hanno semplicemente fatto emergere la diffusione”, ha dichiarato Marco Perolini, ricercatore sull’Europa occidentale di Amnesty International. “La triplice minaccia costituita da discriminazione, uso illegale della forza e impunità nei confronti della polizia è una questione che in Europa va affrontata con la massima urgenza”, sostiene.

Amnesty International cita numerosi esempi per dimostrare che l’applicazione delle misure di contenimento ha avuto un impatto eccessivo sulle aree più povere e tra le minoranze etniche. In Francia, nella Senna-Saint-Denis, dove la maggior parte degli abitanti sono neri o di origine nordafricana, il numero di sanzioni per violazione del lockdown è stato tre volte maggiore rispetto al resto del Paese. Nel Regno Unito (uno dei pochi paesi europei che raccoglie dati disaggregati per etnia) la polizia di Londra ha registrato un aumento del 22% nei fermi e nelle perquisizioni tra marzo e aprile 2020. La percentuale di persone di colore che è stata perquisita è aumentata di quasi un terzo. “L’Evidence Lab di Amnesty International ha verificato 34 video provenienti dall’Europa nei quali si vede la polizia fare uso della forza in maniera illegittima e in molte situazioni senza che fosse affatto necessario”. Come a Bilbao, Spagna: un filmato del 29 marzo mostra due agenti della polizia fermare un giovane di origini nordafricane. “Nonostante sembrasse non costituire alcuna minaccia per loro, la polizia lo ha violentemente spintonato e colpito con un manganello“. E quando interviene la madre, che prova a calmare gli agenti spiegando che il figlio ha problemi psichici, viene colpita anche lei. Il monitoraggio ha esaminato nel dettaglio la situazione in Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna, Regno Unito e Ungheria.

“Uso della forza da parte della polizia anche in Italia” – L’organizzazione per i diritti umani, citando organi di stampa, denunciano l’uso della forza da parte della polizia anche in Italia nei mesi di lockdown. Il 14 aprile 2020, alcuni agenti a Catania hanno buttato a terra un uomo, colpendolo con i manganelli, mentre cercava di salire su un autobus. “In un video visionato da Amnesty International – scrivono – l’uomo non dava l’impressione di costituire una minaccia per gli agenti“. Secondo i media, l’uomo soffriva di disturbi mentali e l’autista dell’autobus ha chiamato un’ambulanza perché perdeva sangue da una mano. La mattina del 25 aprile, giorno della Liberazione, la polizia ha fermato un gruppo di una decina di persone a Crescenzago (Milano), mentre si avviavano a un monumento per la commemorazione dei partigiani della seconda guerra mondiale. “Un video girato dai residenti e pubblicato online, mostra circa 10 agenti che usano la forza in modo sproporzionato contro le persone“.

Quarantena forzata per i Rom in Bulgaria e Slovacchia – “Entrambi i governi – si legge nel rapporto – hanno introdotto quarantene obbligatorie per gli insediamenti rom”. In Slovacchia sono state chiamate le forze militari per garantire il rispetto delle regole, quando, sottolinea l’associazione, sarebbe bastata la Polizia. In Bulgaria, invece, “oltre 50mila rom sono stati isolati dal resto del paese e hanno patito gravi mancanze di cibo. Un’indagine ha mostrato che il reddito medio nelle aree rom è diminuito del 61 per cento tra marzo e maggio 2020″, prosegue il rapporto. A Burgas, le autorità hanno utilizzato dei droni dotati di sensori termici per rilevare da remoto la temperatura dei residenti negli insediamenti rom e monitorarne gli spostamenti. Allo stesso modo nella città di Jambol le autorità hanno impiegato degli aerei per ‘disinfettare’ il quartiere rom, in cui era stata registrata un’ondata di casi di Covid-1 e “la zona è stata tenuta in stretta quarantena anche dopo la fine dello stato d’emergenza in tutta la nazione”.

Sgomberi forzati nei campi per rifugiati e migranti – In Germania, Cipro e Serbia “anche i richiedenti asilo, rifugiati e migranti di campi e alloggi condivisi sono stati soggetti a quarantene selettive”, afferma Amnesty, mentre ci sono stati “sgomberi forzati” in Francia e Grecia. Ad esempio, in Serbia, le autorità hanno imposto un regime speciale “che si è concentrato in maniera selettiva sui centri gestiti dal governo” che ospitano rifugiati, migranti e richiedenti asilo. Hanno imposto loro una “quarantena stretta obbligatoria di 24 ore” e impiegato militari per il controllo del coprifuoco. “Lo Stato deve smettere di imporre quarantene discriminatorie e sgomberi forzati a rom, rifugiati e migranti da insediamenti e campi informali. Al contrario, deve provvedere alla tutela del diritto all’alloggio e alla salute di ciascuno”, ha detto Barbora Cernuková, ricercatrice per l’Europa orientale di Amnesty International.

Multe ai senza fissa dimora in Italia – Anche le persone senza dimora hanno subito misure punitive durante il lockdown. “In Italia, la ong ‘Avvocato di Strada’ – si legge – ha raccolto notizie di almeno 17 casi in cui persone senza dimora sono state multate per non essere riuscite a rispettare le misure di autoisolamento o le limitazioni degli spostamenti. Altre decine sono state sanzionate dagli agenti di polizia in Francia, Spagna e Regno Unito“. Prosegue Barbora Cernuková: “È il momento di dire basta a queste pratiche ed è ora che l’Europa si confronti il razzismo in casa propria”.

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