Sono stati i ricercatori di Oxford a scoprire la potenziale efficacia del desametasone e ora l’Organizzazione mondiale della sanità chiede di aumentare produzione e distribuzione. “Sebbene i dati siano ancora preliminari, la recente scoperta che lo steroide desametasone può essere un potenziale salvavita per i pazienti Covid 19 in condizioni critiche ci ha fornito un motivo per festeggiare. La prossima sfida è ora aumentare la produzione e distribuire rapidamente ed equamente il desametasone in tutto il mondo, concentrandosi su dove è maggiormente necessario” dice il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra.

Lo studio Recovery (Randomized Evaluation of Covid-19 therapy) dell’ateneo britannico è stato istituito a partire dal mese di marzo 2020 come studio clinico randomizzato per testare una gamma di potenziali trattamenti per Covid 19, incluso il desametasone a basso dosaggio. Oltre 11.500 pazienti sono stati arruolati da oltre 175 ospedali appartenenti all’ Nhs (National Health Service) nel Regno Unito. Il farmaco, che costa 6 euro a paziente e ampiamente disponibile da tempo, potrebbe essere la prima terapia anti-Covid a salvare la vita ai pazienti gravemente colpiti dall’infezione. Allo stesso tempo, però, non sembra aiutare i contagiati con sintomi più lievi e che non hanno bisogno di aiuto per la respirazione. Perché perché con ogni probabilità agisce contro la tempesta di chitochine, innescata da una eccessiva risposta immunitaria, come fa per esempio un altro farmaco citato il tocilizumab, utilizzato prima in Cina e poi in Italia proprio perché efficace contro la tempesta di chitochine. Il desametasone infatti è uno steroide dalle spiccate proprietà anti-infiammatorie.

L’Università di Oxford ha esaminato l’idrossiclorochina che è stato successivamente abbandonata in quanto aumenta i decessi e i problemi cardiaci. E il remdesivir, che sembra abbreviare i tempi di recupero per le persone con coronavirus, ed è già stato reso disponibile da servizio sanitario britannico. Nel mirino dei ricercatori sono finiti anche gli antivirali lopinavir-ritonavir (comunemente usati nel trattamento dell’Hiv e il cui uso è stato autorizzato in Italia), l’azitromicina (un antibiotico) e infine anche il plasma raccolto da donatori che sono guariti, che viene somministrato in Italia ai pazienti già da tempo dopo l’iniziativa del San Matteo di Pavia e dell’ospedale di Mantova. I dati della sperimentazione saranno periodicamente rivisti in modo che qualsiasi trattamento efficace possa essere identificato rapidamente e reso disponibile a tutti i pazienti, fanno sapere i ricercatori.

“Guidati dalla solidarietà – ha aggiunto Dg Oms – i Paesi devono collaborare per garantire che le forniture siano prioritarie per i paesi in cui vi è un gran numero di pazienti Covid 19 in condizioni critiche e che le scorte rimangano disponibili per il trattamento di altre malattie per le quali è necessario. Fortunatamente, questo è un farmaco economico e ci sono molti produttori in tutto il mondo, che siamo fiduciosi possono accelerare la produzione. È inoltre importante verificare che i fornitori possano garantire la qualità, poiché esiste un rischio elevato di ingresso sul mercato di prodotti scadenti o falsi. La domanda è già aumentata – prosegue Tedros – a seguito dei risultati della sperimentazione che mostrano il chiaro vantaggio apportato del desametasone. L’Oms sottolinea comunque che questo medicinale deve essere usato solo per pazienti grave o critici, sotto stretto controllo clinico. Non ci sono prove che questo farmaco funzioni per i pazienti con malattia lieve o come misura preventiva e potrebbe anche causare danni”.

Lo studio su Recovery

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