Benedetto XVI si è recato a Ratisbona per salutare il fratello maggiore, monsignor Georg Ratzinger, 96 enne, gravemente malato. Prima di lasciare il Monastero Mater Ecclesiae, nei Giardini vaticani, dove vive dal 2013 dopo essersi dimesso, il Papa emerito ha ricevuto la visita di Francesco che ha voluto testimoniare la sua vicinanza, la sua preghiera e il suo affetto ai fratelli Ratzinger. Era dal settembre del 2012 che Benedetto XVI non saliva più su un aereo, ovvero dal viaggio internazionale in Libano, l’ultimo dei 24 compiuti nei suoi sette anni di pontificato. Ma l’eccezionalità del momento hanno convinto il 93enne Papa emerito ad affrontare questo viaggio non certo facile sia per la sua età che per le sue condizioni fisiche. Ad accompagnare Ratzinger in Germania, dove è arrivato con un volo di Stato italiano che è atterrato a Monaco di Baviera, ci sono il suo fedelissimo segretario, monsignor Georg Gänswein, che è anche prefetto della Casa Pontificia, il suo medico personale, Patrizio Polisca, un infermiere, una delle quattro Memores Domini che lo assistono a casa e il vicecomandante della Gendarmeria Vaticana, Davide Giulietti. Prima di salire in macchina per raggiungere il seminario diocesano di Ratisbona dove alloggia, il Papa emerito, apparso in buona forma, ha benedetto il piccolo Konstantin di appena due settimane.

Benedetto XVI ha deciso rapidamente di andare a salutare, molto probabilmente per l’ultima volta, il fratello maggiore a cui è legatissimo a causa del repentino peggioramento delle sue condizioni di salute. Attualmente monsignor Georg Ratzinger non è ricoverato in ospedale, ma si trova nella sua abitazione a Ratisbona. Da lì ha vissuto la recente settimana santa poiché, a causa della pandemia, non gli è stato possibile trascorrere le celebrazioni pasquali in Vaticano insieme con il fratello minore come ormai tradizione consolidata. Non ha così nemmeno potuto festeggiare il 93esimo compleanno di Benedetto XVI, il 16 aprile 2020, quattro giorni dopo Pasqua. Ad accogliere il Papa emerito è stato monsignor Georg Bätzing, vescovo di Limburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ha chiesto ai fedeli del Paese di lasciare all’illustre ospite la “quiete necessaria per prendersi cura privatamente del fratello”.

Georg e Joseph Ratzinger, che hanno solo tre anni di differenza, sono sempre stati inseparabili. Sono stati ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 29 giugno 1951, nel Duomo di Frisinga. Le loro passioni li hanno, però, portati su strade molto diverse: Georg grande musicista e direttore per 30 anni, dal 1964 al 1994, del celebre coro dei Passeri del duomo di Ratisbona; Joseph teologo, arcivescovo di Monaco e Frisinga, cardinale, prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede, Papa e poi Papa emerito. Ma anche Benedetto XVI ha sempre condiviso l’amore per la musica, in particolare quella classica e quella liturgica, del fratello maggiore, suonando benissimo anche da Pontefice il pianoforte. Strumento che non ha lasciato nemmeno dopo le dimissioni portandoselo con sé nella sua residenza nel Monastero Mater Ecclesiae. Quando nel 2008 la città di Castel Gandolfo volle conferire la cittadinanza onoraria a monsignor Georg Ratzinger, Benedetto XVI affermò: “Fin dalla nascita, mio fratello è stato per me non solo un compagno, ma anche una guida affidabile. Ha sempre rappresentato un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza e la determinazione delle sue decisioni”.

Il nome di monsignor Georg Ratzinger, però, non è immune dagli scandali. Proprio durante il periodo in cui fu direttore dei Regensburger Domspatzen, almeno 547 bambini del celebre coro furono abusati. Violenze fisiche e psicologiche commesse da preti e insegnanti e avvenute tra il 1945 e i primi anni Novanta. Nel 2010, mentre Benedetto XVI cercava di arginare lo scandalo della pedofilia scoppiato in modo impressionante proprio durante l’anno sacerdotale da lui indetto, il fratello Georg ammise, tra lo stupore generale, di aver dato qualche volta dei ceffoni ai bambini del suo coro. Ma monsignor Ratzinger non si fermò qui, rivelando anche che dai piccoli allievi aveva saputo che il rettore del convitto nel quale vivevano li picchiava sistematicamente con estrema durezza, imponendo loro anche delle punizioni corporali del tutto immotivate.

“Io ero felice a ogni prova del coro – raccontò allora monsignor Georg – ma devo ammettere che spesso diventavo depresso, perché non raggiungevamo i risultati che volevo. E all’inizio io ho spesso distribuito schiaffi, anche se poi mi rimordeva la coscienza per averlo fatto”. Il fratello maggiore di Benedetto XVI precisò “di non aver mai picchiato nessun ragazzo fino a procurargli lividi o lesioni. I ragazzi – proseguì monsignor Georg – mi hanno raccontato cosa succedeva al convitto. Sapevo che il rettore dava loro schiaffi molto violenti e anche che lo faceva per motivi molto futili”. Ma il fratello maggiore di Ratzinger si giustificò dicendo che il convitto era un’istituzione indipendente, quindi egli, come maestro del coro, non aveva l’autorità di denunciarlo. E comunque non seppe mai di abusi sessuali. In ogni caso, precisò ancora monsignor Georg, “io fui molto felice, mi sentii sollevato quando nel 1980 furono vietate le punizioni corporali. Anch’io, da piccolo, presi dei ceffoni”. Parole che all’epoca suscitarono non poche polemiche.

Twitter: @FrancescoGrana

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