“Il principio di autonomia, delle Regioni e degli enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica. L’Italia ha le carte in regola per superare la sfida, ma non vincerà da solo un territorio contro un altro, non prevarrà una istituzione a scapito di un’altra, solo la Repubblica, nella sua unità”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso agli italiani in occasione dell’anniversario dei cinquant’anni dalle prime elezioni regionali, ribadisce l’autonomia degli enti locali garantita dalla Costituzione (“appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un regolatore dell’equilibrio costituzionale”) ma invita a mettere da parte conflitti e contrasti tra i vari organi istituzionali. “La stessa lotta alla pandemia ci ha posto di fronte a nuovi interrogativi su come rendere migliore il servizio ai cittadini ed evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società”, è il monito di Mattarella in uno dei passaggi chiave del suo messaggio. Un concetto, quello “della leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni”, già evidenziato dal Capo dello Stato nel suo discorso in occasione della festa del Lavoro.

Le Regioni, nelle ultime settimane hanno intrapreso un braccio di ferro con il governo sulle linee guida della Fase 2, salvo poi trovarsi a litigare fra loro a colpi di ordinanze restrittive della mobilità per paura di non riuscire a gestire eventuali nuovi focolai di Covid-19. Emblematico il caso della Sardegna, dove il governatore Christian Solinas ha scatenato le polemiche con la sua proposta di istituire un “passaporto sanitario” per chi volesse andare sull’isola, consentendo l’accesso solo chi fosse risultato negativo al test sierologico. Un’idea bollata come “ingestibile” e “impraticabile” dai governatori di Veneto ed Emilia Romagna, ma che affascinava anche il suo omologo siciliano ed esponente del centrodestra Nello Musumeci, che parlava di “tracciamento” dei turisti con autocertificazioni e dati conservati per almeno 14 giorni. Non solo, ci si erano messi poi anche i sindaci a sfidare a loro volta le Regioni, con il primo cittadino di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro che si è scagliato contro i governatori che disattendono le misure del dpcm, minacciando di emettere “nostre ordinanze che disapplicano quelle dei governatori”.

L’appello alla massima collaborazione – Alla luce di questi contrasti, il Capo dello Stato si trova quindi a ribadire l’appello alla massima collaborazione “tra le istituzioni e nelle istituzioni” che aveva già lanciato nel suo discorso per il Primo Maggio. “Il principio di autonomia, delle Regioni e degli enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica, perché appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un regolatore dell’equilibrio costituzionale – ha sottolineato il Mattarella -. L’esperienza delle Regioni ha attraversato diverse stagioni, è stata oggetto di confronti molto intensi, e di riforme che hanno modificato non solo il profilo legislativo e amministrativo degli enti, ma anche il funzionamento complessivo dei poteri democratici della Repubblica. Dopo mezzo secolo di esperienza la riflessione è ancora aperta”.

“Stato, Regioni, Comuni, Province sono parte qualificante dell’azione di governo” – “La libertà dei territori e l’autonomia delle comunità – aggiunge il Capo dello Stato – sono un contributo all’unità nazionale, nel quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Le intese tra Stato, Regioni, Comuni, Province sono parte qualificante dell’azione di governo. Le diversità, se non utilizzate in modo improprio, sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale. L’Europa stessa è chiamata a valorizzare la dimensione regionale, come vettore di integrazione. Affinché il pluralismo e la sussidiarietà assumano il valore che è loro proprio, è necessario che questi concorrano alla realizzazione dei principi fondamentali di solidarietà e di uguaglianza sanciti dalla Costituzione. Le Regioni e le autonomie degli enti locali accresceranno le opportunità del Paese, anche in questa stagione di ripartenza, se sapranno contribuire a garantire e rendere effettivo il carattere universale dei diritti sociali e di cittadinanza del popolo italiano, al cui servizio tutte le istituzioni democratiche sono poste”.

I 50 anni dalle prime elezioni regionali – “Cinquant’anni or sono – conclude il Presidente della Repubblica – i cittadini delle Regioni a statuto ordinario vennero chiamati per la prima volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti nei Consigli regionali. Si completava così il disegno dei Costituenti e la democrazia nel nostro Paese compiva un ulteriore, significativo passo in avanti, ampliando le sue basi e rafforzando il carattere pluralista delle sue istituzioni. La Repubblica nasce nel rifiuto del carattere autoritario e centralista dello Stato, inasprito dal regime fascista, contro la tradizione dei liberi Comuni e delle identità dei territori, ricchezza della civiltà dell’Italia”.

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