L’ostruzionismo del centrodestra alla Camera non sarà sufficiente a far decadere il decreto Scuola. Dopo aver ottenuto la fiducia, infatti, la maggioranza è attesa al voto finale che però è ritardato dalle tecniche di rallentamento del dibattito da parte di Lega e Fratelli d’Italia e si procederà quindi con un’altra seduta fiume in notturna per arrivare al voto finale, come annunciato dal presidente di turno dell’Aula Ettore Rosato, sabato alle 11,30.

Il decreto scade sabato a mezzanotte e i gruppi di opposizione “sovranisti” hanno fatto di tutto per mettere a rischio il provvedimento. Si sono iscritti a parlare 172 deputati per la dichiarazione di voto: ognuno ha a disposizione 10 minuti. Si tratta praticamente di quasi tutti i deputati della Lega e grossa parte di quelli di Fratelli d’Italia. Ai tempi della seduta fiume dovranno essere aggiunti quelli necessari per il passaggio al Quirinale e la firma del presidente della Repubblica e la conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il conteggio delle ore deve poi tenere conto delle norme sanitarie che prevedono, ogni tre ore di seduta, uno stop di tre ore per le operazioni di sanificazione dell’Aula.

Per giunta la seduta poco prima dell’ora di cena è stata sospesa dopo dei momenti di confusione provocati dai leghisti che hanno innalzato uno striscione con la scritta “Azzolina bocciata“. A suscitare l’ira del Pd, come hanno spiegato successivamente Enrico Borghi e Patrizia Prestipino, è stato il fatto che i deputati del Carroccio hanno attraversato precipitosamente l’emiciclo e sono saliti sui banchi del Pd per fotografare i colleghi con lo striscione (vietato dai regolamenti parlamentari) e poter postare la foto sui social. “I nostri banchi sono stati invasi – ha detto Borghi – Non vogliamo che la Camera diventi l’anticamera di uno stadio. Noi rispettiamo l’ostruzionismo della Lega, ma pretendiamo il rispetto delle nostre prerogative”.

La seduta questa mattina era iniziata con l’esame e il voto sui 193 ordini del giorno, dei quali 157 presentati dall’opposizione. Il decreto disciplina, tra le altre cose, anche l’esame di maturità ‘alleggerito’ e il concorso straordinario per l’assunzione di docenti tramite una prova scritta a risposte aperte. Il Governo e la ministra Azzolina sono d’accordo nel far tornare i ragazzi sui banchi a settembre: tra le proposte presentate ci sono anche il distanziamento tra i banchi, divisori in plexiglass e visiere.

Ma pesano diverse questioni, come fondi e personale: “Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per oltre 4 miliardi. Ci sarà un nuovo stanziamento di altri 330 milioni per l’edilizia scolastica leggera” assicura la titolare del dicastero dell’istruzione. “Se l’intenzione è quella di sabotare un provvedimento utile e di buon senso, non può che essere a discapito del destino di migliaia di studenti e delle loro famiglie”, commenta Gianluca Vacca, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura a Montecitorio. E avverte che se il decreto non verrà convertito, gli esami di maturità “ritornano con scritto e orale a una settimana dall’inizio, 1 milione di studenti e 3 milioni di personale scolastico costretti a rientrare immediatamente in condizioni di sicurezza critiche”. Scettico il centrodestra: il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari parla di “nessuna chiarezza” e “stanziamenti ridicoli” per la scuola. “Prima di acquistare i plexiglass per separare gli alunni ricorderei al ministro Azzolina che nelle nostre scuole mancano i docenti, le connessioni wifi, le biblioteche e…la carta igienica!”, scrive Giovanni Toti su Twitter, commentando le proposte avanzate dal Ministero dell’Istruzione. Sulla questione dei divisori interviene causticamente anche il leader leghista Matteo Salvini: “Solo un ministro incompetente poteva pensarlo”.

Il vertice con i sindacati – Ieri Giuseppe Conte, Lucia Azzolina e Paola De Micheli hanno riunito in videoconferenza a palazzo Chigi i principali attori della scuola, i componenti del Comitato tecnico scientifico e gli enti locali. “La scuola è centrale per il rilancio e la ripartenza del Paese. Ci giochiamo una partita importante. Dalla didattica a distanza sono venute competenze nuove ma per il nuovo anno l’obiettivo è tornare a scuola in sicurezza”, ha sottolineato il premier. I componenti del Comitato tecnico scientifico hanno ribadito le indicazioni di base: distanza di un metro, mascherine, igiene personale. Per enti locali e sindacati, però, serve un piano più specifico. “Spetta al governo dare una strategia di rientro a scuola. Queste linee guida sono urgenti, le scuole non possono essere lasciate da sole e nemmeno le regioni. Abbiamo poco poco tempo”, ha evidenziato Stefano Bonaccini che ha chiesto “certezza delle risorse” e garanzie sugli organici. Chiedono rassicurazioni sugli organici anche i sindacati, che confermano l’intenzione di scioperare l’8 giugno.

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