Una informazione cruciale per i ricercatori conoscere l’origine del coronavirus che ha provocato oltre 6 milioni di contagiati e oltre 372mila morti nel mondo. Sars CoV 2 è un mix di geni ereditati dai coronavirus di pipistrello e pangolino: a mettere fine al mistero sulle origini del virus è la ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances e condotta negli Usa sotto la guida dell’italiana Elena Giorgi, che lavora nei Laboratori di Los Alamos, e di Feng Gao, della Duke University. Analizzando le sequenze genetiche del virus i ricercatori hanno confermato che il suo parente più vicino è il coronavirus che infetta i pipistrelli, ma che ha acquisito la capacità di infettare l’uomo grazie a un frammento di materiale genetico recepito dal coronavirus che infetta il pangolino. “Le sequenze del coronavirus raccolte dai pangolini di cui discutiamo nel nostro studio erano state già esaminate, tuttavia, la comunità scientifica era ancora divisa sul fatto che avessero avuto un ruolo nell’evoluzione di Sars Cov 2“, ha detto Giorgi.

Nella ricerca, ha aggiunto “abbiamo dimostrato che in effetti Sars Cov 2 ha una ricca storia evolutiva che include un rimpasto di materiale genetico tra coronavirus di pipistrello e di pangolino prima che acquisisse la sua capacità di saltare nell’uomo”. I ricercatori riferiscono che questo salto da una specie all’altra è stato il risultato della capacità del virus di legarsi alle cellule ospiti attraverso alterazioni del suo materiale genetico. È come se il virus avesse riorganizzato la chiave che gli consente di sbloccare la porta di una cellula ospite, in questo caso una cellula umana. Nel caso di Sars Cov 2, la “chiave” è la proteina spike che si trova sulla superficie del virus e che i coronavirus usano per legarsi alle cellule e infettarle. È stato scoperto che nel coronavirus del pipistrello, il sito di legame della proteina spike, cioè la parte della proteina necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana, è diverso da quello di Sars Cov 2 e non può infettare in modo efficiente le cellule umane. I coronavirus tipici dei pangolini, invece, nonostante siano molto diversi da Sars Cov 2, contengono la parte della proteina spike necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana e che è importante per infettare l’uomo.

Lo studio su Science

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