Per settimane abbiamo sentito parlare dell’importanza dell’R0 (che è il numero medio di persone che ogni malato può contagiare), poi a un certo punto abbiamo sentito parlare di Rt ( che il tasso di riproduzione che varia col tempo e che tiene conto dell’evoluzione della trasmissione del virus ), Per la Fondazione Gimbe di Bologna però quest’ultimo non deve essere preso in considerazione per le decisioni per arginare l’epidemia. “Il valore di Rt è stato trasformato in un numero magico su cui fare classifiche, previsioni e addirittura prendere decisioni politiche regionali”, ma in realtà “rappresenta un parametro impreciso, non tempestivo, condizionato dalla qualità dei dati e dal numero di tamponi eseguiti”. Rt è uno dei 21 indicatori di monitoraggio della fase 2 previsti dal decreto del ministero della Salute, ma per Gimbe bisogna fare molta attenzione.

Il valore R0 afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta, “rimane una pietra miliare dell’epidemiologia per stimare il grado di contagiosità del virus all’inizio di una epidemia”: misura la potenziale contagiosità di un virus quando ancora tutta la popolazione è suscettibile al contagio, data l’assenza di immunità. L’Rt è, invece, “una misura dinamica che, nel corso dell’epidemia, si riduce in proporzione alla diminuzione dei soggetti suscettibili, ma può risalire per il riaccendersi di focolai”. Quest’ultimo, prosegue Cartabellotta, “è diventato oggetto di dibattito con inopportune classifiche tra le Regioni che, in relazione alle variazioni settimanali, lo trasformano da vessillo da sbandierare a pomo della discordia”. Il suo ruolo va però “ridimensionato”. Questo valore, infatti, “può essere stimato correttamente solo con un ritardo di 15 giorni, la stima può essere poco accurata in conseguenza di cambiamenti nei criteri di esecuzione dei tamponi. Inoltre, viene calcolato solo sul 30% dei casi riportati alla Protezione Civile per la necessità di allinearsi alle Regioni con la percentuale più bassa di dati disponibili”. In sostanza, conclude Cartabellotta, è “poco affidabile nella fase di monitoraggio post lockdown e bisogna evitare di utilizzarlo come parametro univoco e soprattutto per elaborare classifiche”.

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