“Cercansi presidenti di commissione per la maturità”. L’appello arriva dagli uffici scolastici regionali. La paura del coronavirus quest’anno sta mettendo in difficoltà il ministero dell’Istruzione: solo in otto regioni sono state già chiuse le operazioni per l’individuazione dei presidenti. Marche, Umbria e Liguria sono in dirittura d’arrivo mentre ci sono più problemi per Lombardia e Lazio. “Ma è solo questione di tempo”, garantiscono da viale Trastevere. La ministra Lucia Azzolina ha assicurato che non ci saranno problemi. Ad oggi la carenza di presidenti è del 15% a livello nazionale e la maggior parte di quelli che mancano sono concentrati in Lombardia.

Nella regione dove il virus ha fatto più vittime su 558 posti disponibili, corrispondenti al numero delle commissioni fra il capoluogo lombardo e l’hinterland, le candidature pervenute sono la metà, 279. La ricerca di presidenti deve avvenire seguendo dei criteri: devono essere dirigenti scolastici in servizio alle scuole secondarie di secondo grado o docenti sempre delle superiori con almeno dieci anni di servizio.

Anche gli altri anni ci sono stati problemi legati soprattutto al fatto che il compenso non è all’altezza del grado di responsabilità ma quest’anno la questione sembra essere legata al virus e al fatto che la maggior parte dei presidi si sono già trasferiti nelle loro regioni di residenza e non sono disponibili a tornare. La questione della carenza dei presidenti di commissione la stanno affrontando anche nel Lazio: “Le domande presentate dai dirigenti delle scuole superiori di primo e secondo grado – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio – non bastano. L’ufficio scolastico regionale ora ha chiesto alle scuole l’elenco dei professori che sono in servizio da più di dieci anni e si passerà alle convocazioni d’ufficio”.

Nel Lazio, una delle ragioni della defezione, sembra essere proprio quella che molti presidi di origine campana sono tornati a casa: “Questo dato – spiega Rusconi – influisce in minima parte. I miei colleghi hanno paura di ammalarsi. Spesso si tratta di persone con più di 55 anni, in un’età a rischio. Tuttavia ora c’è un protocollo di sicurezza che dovrebbe garantire un esame senza alcun problema”. Le misure sono rigide e sono state condivise anche dalle organizzazioni sindacali: dalla pulizia approfondita dei locali, ai percorsi dedicati per l’entrata e uscita dalla scuola, al distanziamento di due metri tra lo studente e la commissione. Inoltre c’è l’obbligo della mascherina: solo al candidato è concesso abbassarla durante il colloqui. Tra le indicazioni anche l’igienizzazione delle mani, naturalmente e l’eventuale possibilità di fare l’esame a distanza se il virus dovesse tornare a manifestarsi. Resta un ultimo problema che già negli scorsi anni si manifestava: i “papabili” potrebbero presentare all’ultimo minuto un certificato medico per giustificare la loro assenza.

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