Il militare Francesco Borgheresi ha confessato l’omicidio della compagna Mihaele Apostolides. La donna, 41enne di origini romene e residente in Piemonte, è stata uccisa con quattro colpi di pistola venerdì 22 maggio: il corpo è stato ritrovato sul sedile di una Fiat Panda bianca, nel parcheggio di un supermercato della periferia di Cuneo. A chiamare il 112 è stato Borgheresi, 42 anni di Firenze e residente a Pinerolo (Torino): l’uomo aveva una mano ferita da un colpo d’arma da fuoco, partito si presume durante la colluttazione, ed è stato trasportato in ospedale per essere operato. Oggi, dopo la confessione, è stato trasferito nel carcere di Cuneo. “Abbiamo fatto la spesa insieme, poi in auto abbiamo litigato“, sono le frasi che ha detto agli inquirenti parlando anche di presunte richieste di soldi da parte della donna. “Ho perso la testa. Stavamo insieme ma non ce la facevo più”. Dopo l’interrogatorio col sostituto procuratore Alberto Braghin, sono partiti gli accertamenti sui cellulari della coppia ed è stata perquisita la casa del militare a Firenze.

Borgheresi in auto aveva due pistole e tante munizioni, trovate e sequestrate dalla polizia scientifica. Una calibro 6,35, l’arma con cui ha ucciso la donna, è stata trovata nell’abitacolo. L’altra, un revolver, era nel bagagliaio, dove c’era anche uno zaino del terzo reggimento alpini. La vittima, in Italia da 15 anni, abitava a Cuneo, dopo un periodo a Saluzzo, e lavorava come cameriera e badante. Durante il lockdown ha condiviso con la sorella un alloggio in una frazione di Cuneo. Lo stesso dove ha passato la notte di giovedì con il compagno.

Borgheresi, divorziato, è dipendente dell’Istituto cartografico di Firenze e aveva chiesto il trasferimento in Toscana per stare vicino ai genitori. E’ nato nel 1978 e fino all’età di 20 anni è vissuto nella comunità Il Forteto di Vicchio, in provincia di Firenze, al centro di processi per violenze sessuali e maltrattamenti conclusi con numerose condanne. A precisarlo è stata la stessa Associazione vittime del Forteto, precisando che Borgheresi non era uno dei bambini affidati, dal tribunale di Firenze, alla comunità di Rodolfo Fiesoli, ma era era figlio di soci fondatori della comunità. “Dolore, tragedia nella tragedia e ancora dolore”, ha scritto l’Associazione delle vittime in una nota. “Francesco Borgheresi è nato al Forteto da una socia fondatrice di quella che, per 40 anni, è stata considerata una comunità taumaturgica per minori e disabili. In ottemperanza al dogma fortetiano del rifiuto della famiglia di origine, non è stato cresciuto dalla madre ma affidato da Fiesoli a una madre ‘funzionale’ Daniela Tardani“. A novembre scorso la Cassazione ha confermato la condanna per Fiesoli (14 anni e 10 mesi) e la stessa Daniela Tardani (6 anni e 4 mesi).

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