“Tutti i Paesi devono pagare la loro giusta quota. Alcune caratteristiche dei sistemi fiscali di alcuni Stati membri sono ancora utilizzate da società che si impegnano in una pianificazione fiscale aggressiva. Non ci può essere posto per tali pratiche in un’Europa di solidarietà ed equità“. Il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni, presentando a Bruxelles le raccomandazioni della Commissione per i Paesi europei, si è schierato contro la concorrenza fiscale fatta da alcuni Paesi membri dell’Unione a scapito di altri. Tema su cui aveva promesso di battersi fin dal suo insediamento, lo scorso anno e che ora, ha detto, “è una priorità ancora più chiara in passato”.

L’ammonimento chiama in causa Cipro, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Malta, i cui sistemi fiscali hanno caratteristiche tali da renderli veri e propri “paradisi” per le multinazionali. Come sottolineato dall’esecutivo europeo nelle raccomandazioni inviate ai cinque Paesi su questi temi. “Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi“, ha sottolineato l’ex premier italiano. “Ma alcune caratteristiche dei sistemi fiscali di alcuni Stati membri sono ancora utilizzate da società che si impegnano in una pianificazione fiscale aggressiva”.

La Commissione: “I vostri sistemi fiscali consentono la pianificazione aggressiva” – Su questo punto le raccomandazioni della Commissione ai cinque Paesi sono molto simili. Per quanto riguarda Olanda e Lussemburgo, l’esecutivo europeo usa frasi identiche: “L’alto livello di dividendi, royalty e pagamenti di interessi realizzati attraverso il Paese suggerisce che il sistema fiscale viene utilizzato da aziende impegnate in pianificazioni fiscali aggressive”. Inoltre gran parte degli investimenti diretti esteri “è detenuta da società veicolo”. E ancora: “L’assenza di ritenute alla fonte sulle royalty e i pagamenti di interessi in uscita (per esempio da residenti in Ue verso residenti in Paesi terzi) può far sì che siano del tutto esenti da tasse, se non sono soggetti a tassazione nella giurisdizione del ricevente”. Cosa che vale anche per Cipro. Insomma: fuori dal gergo tecnico, questi Paesi presentano caratteristiche da paradiso fiscale. Anche se Bruxelles riconosce alcuni passi avanti, come la riforma delle ritenute su royalty e pagamento di interessi che scatterà nei Paesi bassi dall‘1 gennaio 2021 (“l’efficacia andrà monitorata da vicino”, annota la Commissione) e il progetto di legge lussemburghese sulla non deducibilità dei pagamenti di interessi e royalty verso giurisdizioni che siano nella lista nera della Ue. Poco di fatto invece sul fronte del riciclaggio di denaro sporco, su cui i controlli sono ritenuti molto carenti tanto che una delle richieste finali è di assicurare una efficace supervisione e il rispetto della normativa.

Nel caso dell’Irlanda nessuna misura è stata adottata per contenere il problema, nonostante “le ricadute delle strategie di tax planning aggressivo tra Paesi membri”. Intervenire sarebbe in qualche modo anche nell’interesse del Paese, nota la Commissione, perché oggi “l’alta concentrazione delle imposte sulle società, con le prime 10 aziende che valgono il 45% del gettito” comporta il rischio di “eccessiva dipendenza da questi ricavi per finanziare la spesa corrente”. E anche in Irlanda è ritenuta “inadeguata” la supervisione sui rischi di riciclaggio.

A Malta, infine, oltre a consentire il tax planning aggressivo viene imputato un trattamento delle società non domiciliate e schemi di “cittadinanza per investimento” che “pongono un doppio rischio di non tassazione sia per le aziende sia per gli individui”.

Quest’anno nessuna procedura per deficit: tutti oltre il 3% – Il vicepresidente esecutivo della Commissione, Valdis Dombrovskis, nel presentare il pacchetto di primavera ha ufficializzato che alla luce dell’emergenza Covid non verrà aperta per nessun Paese una procedura per disavanzo eccessivo. Nonostante i maxi deficit generalizzati: tutti i paesi dell’area euro supereranno la soglia del 3% di deficit/Pil. Finita l’emergenza, ha detto Gentiloni, “sarà fondamentale evitare di commettere gli errori del passato: nel risanamento di bilancio di dieci anni fa, gli investimenti sono stati la prima vittima. Ripetere questo approccio significherebbe sacrificare le nostre priorità a lungo termine”. “La spesa pubblica e gli investimenti sono importanti per sostenere la transizione verde e digitale”, ha ricordato.

Eurodeputati M5s chiedono che i “Paesi con pianificazione fiscale aggressiva contribuiscano di più al bilancio Ue”
In linea con gli ammonimenti di Gentiloni, si sono espressi gli eurodeputati M5s. Chiedendo che “i Paesi che operano da anni una pianificazione fiscale aggressiva” rimedino “contribuendo di più nel prossimo quadro finanziario pluriennale compensando i danni arrecati ai Paesi virtuosi che non fanno favori alle multinazionali o ai potenti di turno”. Una richiesta di cui si è fatto portavoce l’europarlamentare M5s Piernicola Pedicini in una nota. “Le raccomandazioni indirizzare fino ad ora a Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Olanda sull’attuazione di pratiche fiscali che minano l’equità del mercato interno, sono state palesemente ignorate”. Quindi, chiedono “al Consiglio di adottare quanto prima la proposta legislativa, già approvata dal Parlamento europeo, che mira a introdurre a livello europeo una tassazione unitaria delle multinazionali per far pagare le tasse alle multinazionali laddove conducono realmente la loro attività economica laddove generano profitti”. E, come “compensazione per tutti i vantaggi competitivi che in questi anni i paradisi fiscali hanno ricevuto dalle loro pratiche aggressive”, “nel prossimo quadro finanziario pluriennale rimedino alle ingiustizie del passato”.

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