Nel carcere di Montorio a Verona 17 agenti della polizia penitenziaria e 25 detenuti sono risultati positivi al tampone, anche se Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria parla già di “50 contagiati”. In quello di Bologna, invece, sono risultati infettati dieci dei venti detenuti sottoposti al test, mentre a Tolmezzo (Udine) i cinque che erano stati trasferiti proprio dal capoluogo emiliano sono risultati positivi al termine del periodo di isolamento, dopo un primo tampone negativo. Tanto che il sindaco Francesco Brollo ha inviato una lettera di protesta alle direzioni competenti del ministero della Giustizia. La verità è che spuntano casi un po’ ovunque. Quello che si temeva si sta verificando ed ora è difficile capire se la situazione sia effettivamente sotto controllo. “In questi giorni ne abbiamo sentite di tutti i colori e, in alcuni casi, i fatti hanno confermato i racconti, in altri no”, spiega a ilfattoquotidiano.it il responsabile dell’Osservatorio carcere di Antigone, Alessio Scandurra, per il quale “è impossibile fare previsioni”. “Ci risulta che stiano migliorando i protocolli di prevenzione – aggiunge – ma non possiamo fare a meno di constatare che ci si poteva muovere prima, evitando che il numero di contagi aumentasse, rendendo ancora più problematico il nodo degli spazi necessari per isolare i positivi al tampone”.

I CONTAGI IN CARCERE – Secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia sono complessivamente 94 i detenuti ad oggi positivi al virus, quasi tutti asintomatici, mentre 11 sono ricoverati in strutture sanitarie. Tra le fila del personale risultano contagiati 204 agenti di Polizia penitenziaria e cinque appartenenti al comparto funzioni centrali: 170 stanno affrontando la quarantena presso il proprio domicilio e 22 in caserma, altri 17 sono ricoverati presso strutture ospedaliere. Per quanto riguarda i guariti, sono 19 fino a oggi tra i detenuti e, di questi, 14 hanno affrontato la quarantena all’interno delle camere di isolamento sanitario appositamente predisposte, mentre gli altri cinque sono rimasti nelle strutture ospedaliere dove erano ricoverati. Restano due i detenuti deceduti, uno dei quali si trovava in detenzione domiciliare in ospedale. Sei i guariti fra il personale di Polizia Penitenziaria, che conta due decessi attribuibili al contagio. Nei giorni scorsi erano state diverse le prese di posizione affinché fossero prese misure più incisive e gli agenti fossero dotati di dispositivi adeguati. Nel frattempo, però, accade anche nel carcere di Sollicciano, a Firenze, salti fuori la storia di una grigliata di Pasquetta organizzata da una quarantina di agenti nel cortile del penitenziario, con tanto di partita di pallone. Episodio riportato da La Nazione e sul quale il direttore dell’istituto, Fabio Prestopino, ha fatto partire un’inchiesta interna.

DETENZIONE DOMICILIARE E LICENZA SA SEMILIBERTÀ – L’Unione delle Camere penali continua a lanciare l’allarme per il dilagare del Coronavirus nelle carceri, dove “ci sono ancora diecimila detenuti oltre la capienza regolamentare”. Il decreto legge Cura Italia ha introdotto, attraverso una procedura semplificata, una forma speciale di detenzione domiciliare che potranno ottenere, fino al 30 giugno 2020, i detenuti che devono scontare una pena detentiva tra i 7 e i 18 mesi. Parliamo di circa 4mila detenuti, forse anche di più. “Ci sembra strano – aggiunge Scandurra – che sulla detenzione domiciliare il governo abbia pensato a una misura unica per tutti, senza fare un distinzione in base all’età o alle condizioni di salute dei detenuti”. Nel frattempo, secondo i dati forniti dal Dap, sono oltre 6mila i detenuti in meno negli istituti penitenziari italiani dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Oggi infatti si contano 55.036 presenze a fronte delle 61.230 del 29 febbraio scorso, appena dopo le prime indicazioni fornite dal Dap agli istituti per la prevenzione del contagio da Covid19. Un calo dovuto a diversi fattori: la detenzione domiciliare (anche quella prevista dal decreto-legge 18/2020), il numero di contagiati che sono stati trasferiti in strutture sanitarie, i permessi per chi è in semilibertà e la riduzione di nuovi ingressi, dovuta anche alla drastica diminuzione dei reati compiuti e, quindi, anche degli arresti in flagranza. “Dal 18 marzo ad oggi – spiegano dall’ufficio del Garante nazionale dei Diritti delle persone detenute – sono stati fatti uscire e affidati alla detenzione domiciliare 1900 persone. In licenza da semilibertà fino a fine giugno, invece, ci sono altri 420 detenuti”. Non per tutti c’è bisogno del braccialetto elettronico, che pure tante polemiche ha creato.

IL NODO DEI BRACCIALETTI – Perché sebbene la prima gara sia stata fatta nel 2001 e per questi strumenti sino stati spesi oltre 200 milioni di euro, quando sono serviti, ci si è accorti che non ce n’erano abbastanza. Così, dopo le rivolte nelle carceri (con morti, feriti e 35 milioni di danni) e dopo che è venuto fuori che su 5mila braccialetti per il controllo a distanza dei detenuti, fino al 15 maggio sarebbero stati disponibili solo 2.600 dispositivi, è toccato al commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, affidare la fornitura di altri braccialetti elettronici (e il relativo servizio di sorveglianza a distanza) a Fastweb. Che, tra l’altro, è la stessa società con cui il ministero dell’Interno aveva già siglato un contratto per la fornitura di questi dispositivi. Si rincorre l’obiettivo di poter contare su 4.700 braccialetti entro la fine di maggio.

SALE LA TENSIONE – Sperando che, nel frattempo, la situazione non diventi ingestibile. Tra le situazioni che destano maggiore preoccupazione c’è quella che riguarda il carcere di Verona. Il segretario generale del sindacato di Polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo ha presentato una querela al procuratore Angela Barbaglio, segnalando anche di presunti “inviti verbali a non utilizzare le mascherine per non spaventare i detenuti” di cui sarebbe stato riportato al sindacato. Secondo quanto raccontato, i nuovi arrivati sarebbero stati tenuti in osservazione solo tre giorni e, in assenza di sintomatologia, condotti nei reparti senza particolari precauzioni. Altro caso è quello che riguarda il carcere di Tolmezzo (Udine), dove i detenuti stanno attuando uno sciopero pacifico, lasciando le celle aperte. Tutto nasce dal trasferimento di cinque carcerati provenienti dal carcere di Bologna, poi risultati positivi al Coronavirus. Il sindaco ha scritto al ministro della Giustizia e, in queste ore, protestano anche i parenti dei detenuti.

INCHIESTA E CLASS ACTION – Nel frattempo, la Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sta indagando su quanto è avvenuto durante la rivolta del 6 aprile, scoppiata dopo la diffusione della notizia di alcuni casi di contagio, per capire se si siano verificati episodi di violenza sia contro i detenuti, sia nei confronti degli agenti penitenziari. Nei giorni scorsi, infatti, i garanti dei detenuti di Napoli e Campania e l’associazione Antigone avevano segnalato le storie raccontate da alcuni reclusi e mostrato la foto di uno di loro con i segni di presunte manganellate. Inevitabile la risposta, che arriva con una nota di Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, presidente e segretario regionale dell’Uspp: “Nei reparti sono stati trovati coltelli rudimentali lavorati con pezzi di ferro ricavati dai piedi dei tavoli e delle brande, bombolette di gas, olio bollente in uso sui fornelli delle camere detentive pronto ad essere utilizzato contro gli stessi agenti, pezzi di ceramica e vetro taglienti ricavati dai lavabi ridotti in frantumi e da specchi in dotazione nelle camere, tutto materiale sequestrato dagli agenti di polizia Penitenziaria”. L’inchiesta chiarirà cosa è accaduto a Caserta, mentre Nessuno tocchi Caino ha fatto partire una class action per le condizioni dei 434 detenuti reclusi nel carcere di Bari, che di posti ne ha 299.

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