“Bisogna certamente garantire la legalità, senza che però questo si trasformi in un appesantimento burocratico per le imprese che chiedono i finanziamenti straordinari in questo gravissimo momento di emergenza”. Il giorno dopo l’allarme lanciato dai procuratori capo di Milano, Francesco Greco, e di Napoli, Gianni Melillo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a Repubblica anticipa che i suoi uffici legislativi sono al lavoro sulle correzioni da fare al testo del decreto liquidità. In fase di conversione il provvedimento sarà dunque modificato per rispondere ai rilievi dei pm, secondo i quali nella forma attuale il dl rischia di aprire la strada a “un imponente trasferimento di risorse pubbliche dallo Stato alle imprese governate da interessi opachi o prettamente illeciti“.

Secondo Repubblica il capo delegazione di M5S nel governo ha parlato con il premier Giuseppe Conte e intende tener conto delle indicazioni arrivate da Greco e Melillo: intanto la previsione di una autocertificazione del proprio stato legale e della “inesistenza di liquidità personali” dell’imprenditore, poi la tracciabilità dei finanziamenti ricevuti attraverso “un obbligo di rendicontazione da parte dell’amministratore ed un analogo dovere di verifica degli organi di controllo interni”.

Raffaele Cantone, fino ad ottobre 2019 presidente dell’ Autorità Anticorruzione, si dice convinto che “l’autocertificazione è la strada giusta. Realisticamente, io vedo possibile imporre l’obbligo di comunicare alle prefetture la propria situazione legale. Ma si potrebbe pensare anche a controlli antimafia semplificati e quindi analoghi a quelli adottati per il modello Genova“.

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