Sequestro di oltre un milione di euro nei confronti di tre società accusate di aver venduto agli ospedali pugliesi mascherine del valore di 36 centesimi al costo di 20 euro l’una. La Procura di Bari ha disposto il sequestro preventivo nei confronti dell’Aesse Hospital Srl di Bari dell’imprenditore Elio Rubino, 3MC Spa e Penta Srl di Capurso dei fratelli Gaetano e Vito Davide Patrizio Canosino, tutte coinvolte in una più ampia indagine della magistratura barese sulle forniture di mascherine che nei giorni scorsi ha portato a perquisizioni in altre tre aziende di Ferrara, Milano e Trieste.

“Basterebbe che anche pochi operatori offrissero a prezzi onesti la merce” per evitare speculazioni, ha detto la Procura. Le indagini hanno accertato che la 3MC avrebbe importato a ottobre 2019 dalla Cina 127.200 mascherine facciali filtranti FFP3 monouso al costo unitario di 0,36 euro. Tra gennaio e marzo del 2020, ne ha vendute una parte alla Penta (tra 6 e 7 euro ognuna), con un ricarico medio del 1.800% e punte del 4.000%. A sua volta, la Penta le ha rivendute al costo di 12-14 euro ciascuna alla Aesse Hospital e questa a 18-20 euro alle Asl di Taranto, Bari, Lecce, Brindisi, agli Ospedali Riuniti di Foggia e alla Direzione di Commissariato della Marina Militare di Taranto, per complessivi 734.392 euro a fronte di un costo di acquisto di 492mila euro, con un ricarico di circa il 49%.

La magistratura barese ha così calcolato il presunto illecito profitto, disponendo il sequestro di 626mila euro alla 3MC, 244mila euro alla Penta e 235mila euro alla Aesse Hospital. Gli indagati, secondo la Procura, “hanno dolosamente profittato di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare o quantomeno rendere alquanto difficoltosa la protezione sanitaria di pazienti, medici, infermieri, operatori della sicurezza e di ogni altra categoria particolarmente esposta al rischio di contagio”.

“Siamo stati costretti ad acquistare le mascherine, per evitare il crollo del sistema, anche se a un prezzo esageratissimo“. Lo ha dichiarato Antonio Sanguedolce, direttore generale della Asl di Bari, sentito via Skype il 23 marzo scorso come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta. A fine di marzo la Asl di Bari si è trovata di fronte alla possibilità di dover sospendere il servizio di soccorso del 118 a causa della mancanza di mascherine. “Siamo davanti a un problema enorme, ogni giorno non sappiamo come andare avanti. Stiamo per arrivare a zero, praticamente si ferma tutto, il 118, gli ospedali, sarebbe una tragedia enorme“, ha detto Sanguedolce. Di fronte alla necessità, l’Asl è stata così “costretta” ad accettare l’unica offerta disponibile, quella di seimila mascherine dalla società Aesse Hospital al prezzo di 18 euro, prezzo definito dal direttore generale dell’Asl “esageratissimo”.

La 3M Italia, con la quale l’Asl aveva un contratto di fornitura triennale di 30mila mascherine, non era riuscita infatti a eseguire le consegne nei tempi previsti, per l’indisponibilità in magazzino dei dispositivi” – si legge negli atti – “causata dall’improvvisa situazione di allarme mondiale“. Le seimila mascherine sono state consegnate, “anche se poi il fabbisogno è di pochissimo, però si vive con questo – ha sottolineato Sanguedolce – Poi la Protezione civile aveva in magazzino circa quattromila pezzi che ci ha dato, altrimenti avremmo sospeso il 118 nella provincia di Bari“.

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