Consegne porta a porta e punti di ritrovo con il rischio di assembramenti. E le difficoltà di garantire le mascherine a tutti i cittadini toscani entro sei giorni, con il rischio di proroghe fino a quindici. Dopo gli annunci del governatore Enrico Rossi e la relativa ordinanza di lunedì pomeriggio, la consegna delle mascherine in Toscana rischia di essere più complicata del previsto con difficoltà e pasticci già emersi lunedì. La giunta regionale ha disposto l’obbligo di indossare mascherine in tutta la regione solo dopo che i comuni le avranno distribuite ai cittadini ma i sindaci vanno in ordine sparso: in molti casi (Firenze, Prato, Livorno e Pisa) i volontari le consegneranno porta a porta mentre in altri (Capoliveri e Cecina) sono stati individuati dei punti di ritrovo per ritirare le protezioni, con il rischio di assembramenti. A Pistoia inizialmente erano stati individuati 50 postazioni ma il sindaco Alessandro Tomasi ha ammesso l’errore dopo le polemiche e nelle prossime ore anche qui dovrebbe partire il “porta a porta”. Il problema sta anche nel consegnarle a tutti i cittadini nei tempi previsti: solo ieri a Firenze sono state consegnate 40mila mascherine ma, in alcune zone della città, c’è voluta addirittura un’ora per un completare un solo condominio. Per questo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha telefonato a Rossi per chiedere una proroga che potrebbe oscillare fino a dieci giorni.

“Non è un’operazione facile consegnare le mascherine a tutti i cittadini – spiega al fattoquotidiano.it il sindaco di Prato e presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni – soprattutto tra città più grandi come Firenze, Prato e Livorno e realtà più piccole. Bene o male siamo tutti partiti, e l’importante è rispettare le regole. Poi se avremo bisogno di altre 48 ore, le chiederemo”. Un’ipotesi confermata dalla vicesindaca di Firenze, Cristina Giachi: “E’ una procedura che richiede un po’ di tempo: distribuirle a 380mila abitanti, più non residenti e studenti fuori sede, è molto difficile ma proveremo a farcela al massimo entro 10-12 giorni”. Sui possibili assembramenti causati dalla distribuzione diversa dal “porta a porta”, Giachi spiega che “il rischio c’è, infatti Firenze ha fatto un’altra scelta” ma l’importante è “rispettare le ordinanze e le norme di sicurezza”: “Se gli altri comuni ci riescono, va bene lo stesso” dice la vicesindaca di Firenze.

Le difficoltà nella consegna – La Regione Toscana ha deciso di consegnare ai 3,7 milioni di cittadini 8,5 milioni di mascherine, più 2,2 del tipo FFP2 che saranno destinate agli ospedali. Quindi ci saranno due protezioni per ogni cittadino ma nel frattempo la giunta ne ha ordinate altri venti milioni per le prossime settimane. Lunedì il primo problema ha riguardato le modalità di consegna: le confezioni sono da 50 mascherine ma non sono protette da buste di plastica e vengono passate di mano in mano (seppur coi guanti) e in molti casi lasciate nelle cassette della posta. Ma se il Covid-19 rimane sul cartone per più di 24 ore, può diventare una procedura a rischio.

Poi c’è il problema della consegna comune per comune: i sindaci sono stati lasciati liberi di decidere come distribuire le mascherine ma in molti casi non c’è abbastanza personale per la consegna porta a porta. Così si sta facendo a Firenze, Prato, Livorno e Pisa mentre a Cecina sarà possibile ritirarle in due farmacie comunali e Capoliveri (sull’Isola d’Elba) è stato allestito un parcheggio apposito. I comuni di media dimensione e con una densità di popolazione bassa fanno più fatica a distribuire le mascherine porta a porta per la mancanza di personale e quindi hanno deciso di individuare delle postazioni fisse in città. “Questa è una modalità di consegna ovviamente meno precisa – spiega la sindaca di Empoli, Brenda Barnini – ma dipende dalla disponibilità dei singoli comuni. In alcuni casi anche il rispetto dei sei giorni sarà complicato: se in una città piccola come Empoli ce ne vogliono 4 o 5, mi immagino che per Firenze e Prato ci sarà bisogno di una proroga”.

L’obbligo nei luoghi chiusi – La Regione Toscana era stata la prima a seguire la Lombardia nella scelta di rendere obbligatorio l’utilizzo delle mascherine, sebbene con una novità: l’ordinanza firmata ieri sera dal governatore Rossi entrerà in vigore solo quando i comuni avranno consegnato tutti i dispositivi di protezione. “Le mascherine andranno indossate ogni volta si esce di casa, ma non autorizza a farlo” ha detto lunedì sera il Presidente della Regione in una diretta Facebook. Ma il testo dell’ordinanza è un po’ diverso: l’obbligo vale per gli spazi chiusi (pubblici e privati aperti al pubblico) e in quelli aperti dove si può concentrare un numero elevato di persone come le poste, gli autobus o i supermercati. Si potrà non portare la mascherina quando si passeggia o per strada quando si può stare a un metro e ottanta di distanza dagli altri, seguendo le indicazioni dell’Oms. Anche i bambini sotto i sei anni saranno esentati.

Twitter: @salvini_giacomo

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