Siamo nella fase più acuta” dell’emergenza, ma “è ragionevole pensare che siamo vicini al picco“. A sostenerlo è Giuseppe Conte, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais.”È difficile fare previsioni esatte. Gli esperti sono ancora cauti, ma è ragionevole pensare che siamo vicini al picco. Sabato abbiamo superato le 10mila vittime e questo ci fa molto male e dovrebbe allertare la comunità internazionale”, ha detto il presidente del Consiglio. “Ma allo stesso tempo ieri abbiamo avuto anche il numero record di guariti: 1.434”, ha sottolineato.

Sul fronte delle restrizioni, il premier ha definito “prematuro” dire quando saranno allentate, ma ciò dovrà avvenire “in modo molto graduale” nel momento in cui il comitato scientifico riterrà che la curva dei contagi ha iniziato a scendere. “Sarebbe stato un errore introdurre immediatamente una chiusura totale del Paese. Inoltre, è impossibile assumere un impatto economico di questo livello troppo prolungato. Dovrebbe essere fatto gradualmente – ha aggiunto il premier – Quando abbiamo visto che il contagio era diffuso, le misure di restrizione che avevamo adottato in Lombardia sono state assunte da tutto il Paese. Questo fino a quando abbiamo capito che era necessario essere più radicali e abbiamo imposto la chiusura di attività non essenziali. Ma, insisto, sono misure che devono essere graduali”.
Il blocco delle attività produttive non essenziali, ha proseguito Conte, “è una misura molto dura economicamente. È l’ultima che abbiamo preso e non può essere prolungata troppo a lungo“. Diverso il ragionamento “per le scuole e le università“, tuttavia – ha aggiunto Conte – “si può provare ad introdurre delle modifiche“.

“Se tornassi indietro farei tutto allo stesso modo” – Al El Pais il premier ha rilasciato anche una considerazione su come sta gestendo l’emergenza in Italia: Arriverà il tempo di interrogarsi sugli errori commessi e sarà giusto che tutti diano la loro opinione. In Italia c’è un gran dibattito ma mai ho ascoltato una soluzione alternativa che abbia avuto una Base concreta o un vero appoggio. Se io tornassi indietro farei tutto allo stesso modo. Ora è il momento dell’azione e della responsabilità, poi verrà il tempo del fare i conti e delle critiche”. In questi giorni di delicate trattative sui tavoli di Bruxelles, Conte ha risposto anche a domande sui rapporti con i partner europei. Chi si oppone in Ue alle richieste italiane, ha detto il premier, “ragiona con una mentalità vecchia, con un’ottica inadeguata a questa crisi, che è simmetrica ed eccezionale”. “In questo momento – dice Conte – in Europa si gioca una partita storica. Non è una crisi economica che ha toccato alcuni paesi meno virtuosi di altri. Non c’è distinzione che ha a che fare con i sistemi finanziari. Questa è una crisi sanitaria che ha finito per esplodere in campo economico e sociale. È una sfida storica per l’intera Europa. E spero davvero, con un forte spirito europeo, che sappia affrontare questa situazione. Stiamo limitando i diritti costituzionali dei nostri cittadini e l’Europa deve reagire evitando tragici errori“.

Uscire da recessione prima possibile” – Roma quindi insisterà con gli eurobond, detti anche coronabond? “L’ho chiamato Piano di Ripresa europea e Re-investimento; non penso a un solo strumento ma è il momento di introdurre strumenti di debito comune europeo”, risponde Conte. “Il problema non è quando si uscirà dalla recessione ma uscirne il prima possibile. Il tempo è fattore chiave”, aggiunge. Sui modi per uscire dalla crisi economica, ha proseguito Conte, “non penso a uno strumento particolare, possiamo ricorrere a un’ampia varietà. Ma è tempo di introdurre uno strumento di debito europeo comune che ci consenta di superare questa guerra il più presto possibile e rilanciare l’economia”. Quindi ha ripetuto quando già sostenuto più volte negli ultimi giorni: “Nessun paese, inclusi quelli che ora credono di soffrire un impatto minore, è escluso da questa grave crisi. L’Europa deve rispondere alle sfide del mercato globale. La reazione unitaria permetterà di competere meglio”.

“Ue all’altezza o crescono nazionalismi” – Il premier ha riassunto le sue posizioni al quotidiano spagnolo: “Nessuno chiede all’Europa di farsi carico dei debiti sovrani. L’Italia non chiede di condividere il debito pubblico accumulato. Tale debito rimarrà in capo a ciascun paese”. Il presidente del consiglio ha spiegato che “finora l’Italia si è comportata molto bene, anche sul fronte del suo debito pubblico. Il deficit del 2019 doveva chiudersi al 2,2% e siamo riusciti a farlo all’1,6% – ha proseguito – Siamo intervenuti in molti settori per rendere la macchina statale più efficiente e migliorare la nostra capacità di investimento”. All’Europa, ha sottolineato il presidente del Consiglio, è richiesta un’azione unitaria “per uscire da questo tsunami economico e sociale. E chiunque senta l’Europa nel cuore deve sostenere questa causa”. L’alternativa è oscura e porterebbe alla crisi dll’Ue: “E’ evidente in rischio che questa crisi possa alimentare l’antieuropeismo”, dice il premier. “Gli istinti nazionalisti, in Italia, ma anche in Spagna e altrove, saranno molto più forti se l’Europa non è all’altezza del compito”. Anche perché “il numero di disoccupati che si avrà dopo questo tsunami sarà molto alto. Dobbiamo poter avvivare a capo di una ricostruzione prima che ciò avvenga”.

Gentiloni: “Ue a rischio”. Vicepresidente Bce: “Coronabond? A favore” – Teme che l’Europa possa essere a rischio anche Paolo Gentiloni. “Rischia di tramontare il progetto europeo, non solo quello della grande Europa federale. Se questa crisi diventa un fattore di aumento delle differenze, sarà molto difficile tenere insieme il progetto europeo. Ma sono fiducioso che una via di condivisione alla fine si possa trovare”, dice a ‘Circo Massimo su Radio Capital il commissario europeo agli Affari economici. Sul tema dei coronabond l’ex premier ha detto che l’emissione “genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata”, quindi bisogna finalizzarla ad una “missione“, che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come “affrontare l’emergenza sanitaria“, creare “un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese”. Si è dichiarato “a favore dei coronabond”, invece, il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, alla radio spagnola Cope, sottolineando che “si tratta di una pandemia che avrà ripercussioni su tutti”. Il numero due della Banca centrale europea ha quindi spiegato che questa crisi, innescata dal coronavirus, “è completamente diversa da quelle del 2008-2009-2010”.

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