Tra le tante necessità che abbiamo una supera tutte: quella di sbagliare in fretta. Davanti al mistero di questo malanno che conduce alla morte tanti, possiamo soltanto avanzare per approssimazione.

Se è vero che stiamo sperimentando un evento mai sperimentato, è chiaro che gli errori successivi a quell’evento saranno tanti. Ha ragione Alessandro Baricco: la nostra capacità sarà quella di sbagliare il più velocemente possibile. Di capire in tempo l’errore dov’è, e di trascinarlo via dalla nostra operazione quotidiana.

Esempio 1: Il commissario per l’emergenza Arcuri ha capito che le dotazioni per la protezione individuale non arrivano ai sanitari nello stesso momento. Coloro che vivono in città vicine ai grandi centri di smistamento ricevono mascherine e tute prima dei colleghi che operano lontano da quei centri. Rendere indifferente la distanza sarà una grande conquista.

O ancora: abbiamo fatto bene o male a chiudere quasi tutto? Esempio 2: Per quanto tempo ancora saremo in grado di reggere lo stress non solo sociale ma anche economico? Chiudere l’Italia per un altro mese creerà più tensioni o le diminuirà? Avremo più sicurezza? Capirlo in tempo, capire se stiamo facendo la cosa giusta e capirlo più in fretta possibile.

Si dirà: la fretta è cattiva consigliera. In questo tempo, e in quello che ci aspetta, dovremo riuscire a sovvertire il motto. Essere più veloci senza essere temerari, avventurieri. L’unica soluzione che abbiamo è di sommare le nostre forze, cioè le nostre intelligenze. Capire che l’intelligenza collettiva, quel che sai fare tu e quel che so fare io, se sommata ci renderà meno stupidi, o meno superficiali, o solo meno prede della paura. Facendo così ridurreremo il margine di errore. E quindi: meno errori, meno problemi. Provare per credere.

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