Un centinaio di macchine in fila in attesa di attraversare lo Stretto. Alle 22 della domenica che precede l’entrata in vigore del nuovo decreto del presidente del consiglio (dalla mezzanotte del 23) – ma era già in vigore il decreto del ministro della Salute che prevedeva il divieto di muoversi – è questo lo scenario a Villa San Giovanni, punto di partenza dalla Calabria con direzione Sicilia. Un nuovo esodo, gridano in molti, mentre i numeri forniti dalla Caronte, la società che gestisce i traghetti, raccontano che domenica si è segnato il numero più basso nello Stretto dal 13 marzo: si è passati da 704 veicoli a 239 transitati verso Messina. Non sono pochi, ma comunque si tratta del record negativo dell’ultimo periodo.

Le foto che mostrano la fila di auto sono dunque il risultato della riduzione delle corse, del rallentamento dovuto ai controlli su ogni passeggero, e con tutta probabilità anche il grido di allarme di una nuova esasperazione del clima già tesissimo al di qua dello Stretto. I nuovi rientrati sbarcheranno, infatti, in una città in cui i focolai aumentano di giorno in giorno.

Sono numeri ancora esigui, soprattutto se paragonati alle regioni del Nord, ma il picco di 92 contagiati in 72 ore getta nel panico la città che fa da ingresso all’Isola: fino a giovedì erano 16, domenica sono saliti a 108. Negli stessi giorni i casi in più sono 74 di Catania e 29 di Palermo. La città dello Stretto era infatti fino a giovedì tra le ultime città in Sicilia per contagio, ma in 72 ore è schizzata in alto, seconda solo a Catania. Nelle altre 6 province, invece, gli incrementi sono stati molto più ridotti. Un’impennata improvvisa che ha scosso subito il governo regionali. Palermo ha inviato specialisti a Messina e lo stesso governatore, Nello Musumeci, si è precipitato sullo Stretto per un sopralluogo.

A preoccupare sono almeno 4 focolai: il Centro Irccs Neurolesi Bonino Pulejo, la casa per anziani “Come d’incanto”, la casa di cura Cristo Re e lo stesso Policlinico dove un medico di ritorno da una settimana bianca a Madonna di Campiglio ha continuato a lavorare ed è poi risultato positivo. I padiglioni dell’azienda ospedaliera universitaria dove lavora l’uomo sono stati subito bonificati, il centro diagnostico di Santa Teresa, dove presta servizio periodico pure. Non è invece chiaro se abbia contagiato altri tra pazienti e colleghi. Di sicuro alcuni pazienti si sono autoisolati dopo avere saputo del contagio del medico.

Svuotato, invece, quasi del tutto il Centro per Neurolesi, dove sono stati finora 17 i positivi al tampone: i pazienti sono stati quasi tutti trasferiti, restano solo i casi più gravi. Mentre sono 21 su 23 gli anziani del Centro Come d’incanto positivi al coronavirus, ma potrebbero essere molti di più: 23 è solo il numero dei sottoposti a tampone, gli anziani nella struttura sono 71 più una ventina di operatori. “Egregio assessore Razza sono la signora Scimone ossia l’unica figlia di una paziente che soggiorna nella casa di riposo Come d’incando, da stanotte è cominciato il mio incubo peggiore è in maniera non esattamente ufficiale per come si usa agire in questa città abbandonata e vilipesa ormai da decenni ho saputo che mamma è positiva al Covid19 “, così scrive Rosetta Scimone, rivolgendosi all’assessore alla Salute siciliano. Da giorni infatti i parenti degli anziani non hanno notizie dei genitori, precisamente da giovedì, cioè da quando personale e ospiti sono chiusi al centro: “Qualcuno degli anziani è stato trasferito, ma abbiamo perso il conto”, grida una delle operatrici del balcone di via Primo settembre, sede della struttura per anziani. Si sono affacciati ieri pomeriggio per fornire qualche notizia alla stampa: “Noi stessi abbiamo saputo dei positivi dai media”.

Notizie frammentarie che gettano nel panico la cittadinanza e soprattutto i parenti: “Comincio così in preda alla disperazione a scrivere lettere e messaggi a tutto il mondo – continua Scimone – nella speranza (vana) di avere delle risposte precise e veritiere per poter organizzare eventualmente un trasporto presso strutture più adeguate (ma ne abbiamo?) ma non ottengo risposte brancolo nel buio più totale pervasa da una rabbia impotente insieme a mamma altri anziani probabilmente nelle stesse condizioni e 16 operatori abbandonati (solo il sindaco a sostegno) in preda ad una giustificata paura dell’abbandono. Allora io mi domando ma quante persone moriranno per leggerezza per inadempienza dei propri ruoli istituzionali e se mia madre morirà stanotte o domani chi pagherà?”. Tutto mentre si accende l’attenzione su un nuovo focolaio stavolta alla Casa di Cura Cristo Re, una delle più note in città, dove si sono registrati altri casi.

Ma già da giorni in città la tensione si era innalzata proprio a causa del rientro dei vacanzieri di Madonna di Campiglio: “Almeno una decina tra loro sono positivi”, ha detto in diretta Facebook Cateno De Luca, primo cittadino di Messina. Un gruppo di 150 persone, circa, in vacanza in Trentino dal 29 febbraio al 7 marzo, che hanno fatto rientro in città senza rispettare la quarantena, perlomeno alcuni di loro, di cui almeno una trentina non hanno neanche comunicato all’Asp il passaggio da zone a rischio, come per esempio l’aeroporto di Treviso. Per questo il presidente dell’Ordine dei Medici, Giacomo Caudo, scrive per garantire intransigenza “nei confronti degli iscritti coinvolti nelle presunte vicende legate a ipotetici focolai di coronavirus o in merito al mancato rispetto di norme, anche deontologiche, in occasione dell’emergenza sanitaria”.

Nel frattempo non sono stati pochi i ritardi: nella struttura di via primo settembre i risultati dei tamponi hanno tardato perché all’ospedale Papardo mancava il reagente. Molti dei rientrati da Madonna di Campiglio hanno lamentato di avere comunicato ufficialmente all’Asp il loro rientro ma non hanno mai ricevuto risposta. Durante una delle sue dirette su Fb, il sindaco aveva infatti sottolineato che l’Asp di Messina aveva un arretrato di 1000 mail ancora da leggere. Notizia mai smentita dal dirigente, Paolo La Paglia. Un vero e proprio caos quello sullo Stretto, aggravato da scontri istituzionali tra Asp, sindaco, prefetto e presidente della Regione. De Luca ha firmato una nuova ordinanza per lasciare aperti i supermercati di domenica, in linea con il governo nazionale, ma in contraddizione con quello regionale. Richiamato dalla prefetta di Messina, Maria Carmela Librizzi, il sindaco le ha risposto con toni affatto concilianti: “Non si rivolga più a me”.

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