Anche i boss della ‘ndrangheta violano le restrizioni imposte dal governo per contrastare l’emergenza legata al coronavirus. A Reggio Calabria i carabinieri hanno fermato Cosimo Borghetto, 66 anni, buona parte dei quali trascorsi in carcere per scontare una condanna a 30 anni per omicidio, rimediata nel maxi-processo Olimpia.

Ieri sera, il boss è stato sorpreso dai carabinieri della stazione di Rosario Valanidi assieme a un altro pregiudicato, Pasquale Zampaglione detto “Pasquale u rriggitano”, gestore di una rosticceria nella zona sud di Reggio Calabria.

Sorvegliato speciale con l’obbligo di soggiorno, Cosimo Borghetto è uscito dal carcere un paio di anni fa e, stando a fonti investigative, sembra avere ripreso il comando della cosca “Caridi-Zindato-Borghetto”, un tempo federata alla famiglia mafiosa dei Libri. Nella guerra di mafia che tra il 1985 e il 1991 ha fatto quasi mille morti ammazzati a Reggio Calabria, Borghetto era uno dei killer del gruppo dei De Stefano.

Nel periodo di detenzione, secondo gli inquirenti, le redini della cosca erano in mano al fratello minore, Gino Borghetto. Pregiudicato per traffico di droga, omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso, Cosimo Borghetto adesso è libero e questo ha rimesso in discussione i già precari equilibri nei quartieri Ciccarello, Rione Modena e San Giorgio Extra.

A uno che, come Borghetto, ha passato decenni in carcere, le restrizioni imposte dal governo devono sembrare poca cosa. Eppure il boss non è riuscito a imporsi di stare a casa. I carabinieri lo hanno beccato mentre era in compagnia di Pasquale Zampaglione, anche lui pluripregiudicato per omicidio volontario, rapina, armi, reati di droga, ricettazione e associazione a delinquere.

Entrambi non hanno fornito alcuna giustificazione valida circa la loro presenza in strada nonostante le restrizioni imposte per combattere il contagio del coronavirus. Secondo quanto risulta, entrambi hanno dichiarato il falso ai militari dell’Arma. Per questo sono stati denunciati non solo per inosservanza dei doveri di autorità (articolo 650 del codice penale) ma anche per dichiarazioni mendaci.

Per Cosimo Borghetto oltre alla denuncia, su richiesta del sostituto procuratore di turno Marco Lojodice, è scattato anche l’arresto per inosservanza alle prescrizioni imposte dalla misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. In sostanza, dopo i tanti anni trascorsi in carcere, non avrebbe potuto frequentare altri soggetti con precedenti penali e la sera non si sarebbe potuto allontanare dalla sua abitazione. Lo ha fatto e, quindi, è finito agli arresti domiciliari.

Borghetto è stato anche denunciato per la violazione del decreto Io resto a casa. Sempre a Reggio Calabria la guardia di finanza ha fermato un altro soggetto gravitante negli ambienti della criminalità organizzata. Si tratta di un trentaseienne che si trovava all’interno di un panificio nella zona sud della città. Era dietro al bancone dell’esercizio commerciale e, a differenza di un’altra dipendente del panificio, serviva la clientela senza guanti e mascherina.

Vedendo i militari delle fiamme gialle, l’uomo ha cercato di nascondersi nel retro del locale ma è stato bloccato prima di tentare la fuga da un ingresso secondario. Ai finanzieri ha consegnato l’autocertificazione spiegando che era uscito di casa per recarsi al panificio del fratello. Non rientrando questo tra i motivi di necessità e urgenza previsti dal decreto del presidente del consiglio, anche lui è stato denunciato alla magistratura per aver violato l’articolo 650 del codice penale.

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