Un nome falso, una telefonata registrata, una denuncia ai carabinieri del Nas appena ottenuti i riscontri necessari. E la rinuncia allo scoop in nome di un principio: la guerra al coronavirus, la necessità di avvertire immediatamente le autorità per segnalare inganni e speculazioni intorno all’emergenza, e di diffondere le notizie al più presto e al maggior numero di canali e testate.

Da Afragola rimbalza una storia che come tante altre spiega perché i giornalisti devono continuare a lavorare e i quotidiani ad arrivare nelle edicole. Ne è protagonista Francesco Celardo, cronista precario di testate locali. Grazie a lui è stato scoperchiato il caso di un laboratorio privato di Afragola che prometteva analisi del sangue in grado di stabilire se il paziente era contagiato o meno. Al costo tutt’altro che modico di 120 euro. Questa pratica non ha basi certe scientifiche e non è consentito equipararla al tampone, come ha stabilito con chiarezza una successiva nota della direzione generale Salute della Campania. I risultati della rapida inchiesta di Celardo sono finiti sabato sull’Ansa. Il centro diagnostico era stato appena diffidato dall’Asl a proseguire la “promozione” delle analisi. Domenica mattina la notizia è stata pubblicata su più quotidiani campani.

Celardo, come si è accorto di questa “offerta”?
Un amico mi ha segnalato che un dipendente del centro diagnostico l’aveva postata sul suo profilo Facebook. Sono andato a leggerla.

Cosa c’era scritto?
L’annuncio spiegava che al contrario della pratica del tampone che individua l’antigene del Covid-19, che come da loro precisato è consentita solo all’ospedale Cotugno di Napoli, il laboratorio avrebbe svolto delle analisi sierologiche tramite prelievo venoso per individuare gli anticorpi. Ed in base alla loro presenza e dosaggio, si sarebbe compreso se la persona era contagiata o meno. Costo:120 euro. Ed un numero di cellulare per le prenotazioni.

Cosa ha fatto dopo?
Ho contattato degli esperti, mi hanno ribadito che nessun laboratorio privato è autorizzato a svolgere accertamenti per individuare il Covid-19 e quel tipo di analisi non ha certezze scientifiche.

Altrimenti, aggiungiamo, la svolgerebbero già tutte le strutture pubbliche.
A quel punto ho chiamato il laboratorio due volte. Con un nome falso: Francesco Vencini. Ed ho registrato. Una signora al telefono mi ha confermato tutto, mi ha detto che avevano finito il kit e che da lunedì in poi avrebbero fissato altri appuntamenti. Io avrei voluto prenotarmi per martedì…

Cosa farà invece martedì?
Ho appuntamento dai carabinieri del Nas di Napoli, ai quali ho già consegnato la schermata dell’offerta su Fb e le registrazioni. Vogliono raccogliere la mia testimonianza.

Sabato pomeriggio l’Ansa ha battuto la notizia, diventata di dominio pubblico prima che lei la pubblicasse domenica mattina su Cronache di Napoli: perché non se l’è tenuta per sé? Poteva fare un piccolo scoop.
Ho preferito così: è importante diffondere il più possibile queste storie e subito.

Se lei fosse stato un cittadino ingenuo e poco informato, martedì sarebbe andato a spendere 120 euro per un test inutile.
Mi ha preoccupato quella frase “abbiamo finito i kit”. Significa che in molti ci avevano già creduto.

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