Oggi siamo al governo del Paese con le mani pulite e libere ed abbiamo condizionato tutta l’agenda delle altre forze politiche. Senza accordi a livello nazionale con altre forze politiche avremo un Paese con cittadini più poveri, più corruzione, età pensionabile più lunga e investimenti sul petrolio, carbone, inceneritori e discariche.

Tutto quello che credevamo impossibile sta accadendo sotto i nostri occhi. Chi avrebbe mai immaginato un Pd capace di votare il taglio dei parlamentari e di investire oltre 4 miliardi per la green economy su acqua, parchi, rifiuti, dissesto idrogeologico, bonifiche e tutta l’industria innovativa ecosostenibile dopo aver votato lo Sblocca Italia che promuoveva inceneritori e trivellazioni? Chi avrebbe mai immaginato un Pd che unisse i suoi voti ai nostri su reddito di cittadinanza e quota 100 nella manovra di bilancio per il 2020?

Abbiamo dato una grossa spallata alle mele marce della politica nazionale, che aspettiamo a darla a quelle nelle Regioni e nei Comuni? Possiamo condannarci all’isolamento solo perché per le competizioni regionali sono previsti accordi pre-elettorali invece che post-elettorali a causa delle differenti leggi elettorali? Dopo 10 anni di attività il M5s paga il prezzo del suo isolamento non governando alcuna Regione e governando appena lo 0,58% dei comuni di Italia, ovvero 46 comuni su 7904.

Eppure in questi ultimi due anni gli iscritti del M5s hanno scelto, tre volte su tre di accettare la sfida del governo piuttosto che isolarsi. È accaduto per il contratto con la Lega, è accaduto con i 19 punti con il Pd ed è accaduto con il patto civico in Umbria. Gli iscritti e la rete del M5s hanno capito che per condizionare seriamente la vita del nostro Paese bisogna governare, hanno capito che noi siamo intransigenti sul nostro programma e siamo capaci di condizionare le altre forze politiche.

Da diverse settimane in molte sfide locali si sono svolti incontri di confronto tra tutti i livelli istituzionali e tra attivisti. Ora la parola bisogna darla agli iscritti del M5s per decidere se possono nascere progetti di cambiamento locali.

Una terra come la Campania, ad esempio, ha bisogno di una forza come il M5s che sfidi le altre forze politiche ad accettare un cambiamento radicale e obiettivi che pragmaticamente sono realizzabili nei prossimi cinque anni al governo in linea con i valori delle nostre 5 stelle. Ma tutto questo non basta.

Quando ci sono territori condizionati fortemente da camorra, criminalità e corruzione la sfida di costruire liste libere da impresentabili, indagati e condannati dobbiamo lanciarla anche alle altre forze politiche perché solo così riusciamo a ridare coraggio e fiducia ai cittadini campani. Tentare di aprire queste brecce non significa riuscirci, ma dobbiamo provarci per ridare speranze alle future generazioni e non dare alibi a nessuno.

La classe politica regionale e locale deve costruire nuovi modelli virtuosi. Deve essere capace di rinnovarsi, di dare un forte segnale di discontinuità. Il M5s può essere un motore per realizzare tutto questo, una spina nel fianco, senza condannarsi a formule rigide ed alleanze strutturali, con manovre di palazzo che i cittadini non capirebbero, ma verificando caso per caso le condizioni di un rinnovamento reale e trovando persone capaci di essere interpreti di questi valori.

È tempo di resistere dagli attacchi sulla prescrizione e i vitalizi, e per farlo bisogna rafforzarsi con fortini locali capaci di rilanciare l’azione per il bene comune, in attesa che le riforme strutturali che stiamo mettendo in campo abbiano pienamente i loro effetti. Il reddito di cittadinanza è attivo da soli 6 mesi ma criticato da 4 anni, le leggi anticorruzione hanno effetto dopo un ciclo medio lungo come è accaduto negli Stati Uniti con la disciplina del whistleblowing, gli oltre 4 miliardi per la green economy e il miliardo per le imprese innovative devono ancora essere spesi.

Se resistiamo e ci innoviamo sono sicuro che per altri 10 anni il M5s continuerà ad essere portavoce di un cambiamento reale, portavoce degli ultimi, dei senza voce e dei pezzi delle periferie del sistema.

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