Kobe Bryant è morto in un incidente in elicottero. L’ex stella della Nba, 41 anni, stava viaggiando sul mezzo privato con anche la secondogenita, Gianna Maria, di 13 anni, quando il velivolo è precipitato. Nessuno è sopravvissuto: le vittime sono 9 in totale. Il campione dei Los Angeles Lakers stava accompagnando sua figlia, promessa del basket femminile, a una partita negli impianti della Mamba Sports Academy che aveva fondato. Sul mezzo c’era anche l’allenatore di baseball John Altobelli, 56 anni, insieme alla moglie Keri e alla figlia Alyssa, che giocava nella stessa squadra di basket della figlia di Bryant.

L’incidente è avvenuto a Calabasas, in California, domenica mattina (ora locale), ma gli investigatori non hanno ancora stabilito le cause dell’incidente. La più probabile sembra essere la nebbia che avvolgeva le colline attorno a Malibu. Mentre il mezzo è andato in fiamme, il personale medico è intervenuto per cercare di salvare eventuali superstiti che, però, non c’erano. Il campione dei Los Angeles Lakers lascia sua moglie, Vanessa, e altre tre bambine: Natalia, Bianca e Capri, quest’ultimo nato appena sette mesi fa.

Che Bryant girasse spesso col suo Sikorsky S-76, fabbricato nel 1991, era cosa nota, tanto che era diventato famoso perché, scrive il portale Tmz, il primo a dare la notizia e criticatissimo perché la famiglia non era ancora stata avvisata,”faceva la spola tra Newport Beach e lo Staples Center“, il palasport dove giocano i giallo-viola con i quali il cestista – cresciuto in Italia al seguito di suo padre Joe – ha vinto cinque titoli Nba riscrivendo la storia dei Lakers.

Infatti Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, città dove il campione ha vissuto più a lungo nel nostro Paese, ha salutato la stella su Facebook: “Kobe Bryant è cresciuto qui ed era per tutti noi un reggiano – ha scritto – Oggi ci ha lasciato. Una leggenda del basket che tutta la nostra città ricorderà per sempre con affetto e riconoscenza. Ciao Kobe”. L’ultima apparizione da protagonista sul parquet risale ad aprile del 2016, quando ha chiuso con il basket dopo un vero e proprio tour celebrativo nei principali palasport americani, dove ha ricevuto gli applausi e l’affetto di migliaia di tifosi avversari. Quando annunciò l’addio ha scritto una lunga lettera dedicata al basket, diventata poi un corto premiato con il premio Oscar. Nell’ultima partita della sua carriera ha lasciato il segno nell’unico modo in cui sapeva fare: 60 punti segnati tra gli applausi di un intero popolo, quello del basket, che ora piange la sua scomparsa.

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