“Ormai vivo con il timore costante che suonino alla porta per togliermi la casetta”. Così, con una frase ripetuta come un disco rotto, Bernardino Corradi, un anziano di 91 anni, commenta l’avviso ricevuto qualche giorno fa dal comune di Arquata del Tronto: un ordine di sfratto. L’anziano dovrà lasciare la sua Sae, la casetta di emergenza per terremotati, dove si era trasferito nel 2016, dopo che il sisma del Centro Italia ha reso completamente inagibile la casa in cui viveva da anni. Una richiesta legittima, quella dell’amministrazione, che deriva da un precedente esproprio dell’Anas per il quale il 91enne ha ricevuto un indennizzo, ma che ha colto di sorpresa nonno Bernardino, spingendolo a percorrere qualsiasi strada per rimanere nel paese in cui è nato e cresciuto.

La storia di Bernardino comincia prima del terremoto del 24 agosto 2016, quando l’Anas, per effettuare dei lavori ed ultimare la costruzione di una galleria, espropria parte della sua casa, in una frazione di Arquata del Tronto. Passano pochi mesi e le violente scosse sismiche rendono l’abitazione completamente inagibile. Difficile per nonno Bernardino abbandonare quella zona, tanto che, raccontano i parenti del 91enne, prova in tutti i modi di restare nella zona. “Ha provato a proporre agli uffici competenti la ricostruzione della sua abitazione qualche metro più in là rispetto ai cantieri, ma glielo hanno proibito”, spiegano. Costretto ad andare a vivere in una casetta emergenziale, 40 metri quadri a ridosso del vecchio centro di Arquata del Tronto, Bernardino decide di cedere per pubblica utilità tutta la sua abitazione, comunque inutilizzabile sia per l’inagibilità che per i lavori, mai completati, per la galleria. L’esproprio si completa a marzo 2019, quando l’Anas corrisponde a nonno Bernardino l’indennizzo pattuito. Ed è proprio da questo momento che il quasi 92enne perde il diritto alla Sae: avendo ricevuto dei soldi per la sua abitazione, non può più utilizzare gratuitamente la casetta.

“Pare evidente che ci sia qualcosa che non va, bisogna usare il buon senso e avere umanità senza trincerarsi sempre dietro alla gelida e insensibile burocrazia” commentano i parenti, che sperano ancora in delle soluzioni alternative. Tra queste, come suggerito dai legali della famiglia, ci potrebbe essere l’intervento del Prefetto che per motivi speciali potrebbe concedergli di restare ad Arquata, revocando lo sfratto. Per questo Bernardino, con l’aiuto di figli e nipoti, ha presentato un’istanza alla prefettura di Ascoli. Il problema, spiegano ancora, non è di tipo economico, ma solo affettivo. Nonno Dino, come lo chiamano i suoi nipoti, non accetta che sia una questione burocratica a obbligarlo ad andarsene per sempre, lasciando tutto e tutti. Per la figlia e il genero, che abitano a quasi 2 ore di distanza e che quotidianamente viaggiano fino ad Arquata per accudirlo, sarebbe decisamente più comodo un trasloco eppure, raccontano, “accettiamo volentieri i lunghi spostamenti in macchina perché sappiamo che per lui stare nella sua terra, fra la sua gente, a casa sua non è un capriccio. Ne andrebbe della sua salute. Per lui è vitale”.

“Abbiamo semplicemente applicato la legge e ci dispiace molto che il Signor Corradi si trovi in questa situazione. Avendo però ricevuto l’indennizzo dall’Anas vendendo la sua vecchia abitazione, il signor Corradi, non ha più diritto alla casetta di emergenza. Ma capiamo la situazione e la sua età, infatti faremo il possibile per aiutarlo. Le soluzioni secondo me sono due: rimanere nella casetta pagando un affitto, oppure trovare un’altra abitazione sempre ad Arquata. Per adesso non ci sono immobili liberi, ma siamo fiduciosi che tutto si risolverà”, commenta al Fattoquotidiano.it il vicesindaco del paese, Michele Franchi.

Nell’attesa che la sua situazione si possa risolvere, nonno Bernardino chiosa: “Ne ho viste tante, ho vissuto la seconda guerra mondiale e passato momenti difficili, ma siamo uomini di montagna. Siamo resistenti. Ma a 90 anni subire prima un esproprio per dei lavori, poi vedere la tua casa e il tuo paese martoriati dal terremoto e finire a vivere in una casetta di emergenza rischiando per giunta di venire buttato fuori ancora una volta. Sinceramente mi sembra davvero troppo“.

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