Un centinaio di genitori e una trentina di direttori didattici sono finiti sotto inchiesta per le mancate vaccinazioni dei figli o per l’ammissione nelle scuole degli alunni in base a certificazione non veritiera. Sono questi i numeri, ancora approssimativi, di un’indagine preliminare avviata dal procuratore della Repubblica di Belluno, Paolo Luca, sull’applicazione e sugli eventuali abusi della legge che ha reso obbligatori i vaccini.

L’inchiesta è stata avviata a ottobre dai carabinieri del nucleo Antisofisticazione e Sanità di Treviso, che ha competenza anche su Belluno. In primo luogo sono stati individuati circa 100 genitori no-vax, i quali non hanno sottoposto volontariamente a vaccinazione i loro bambini, dall’asilo alla quinta elementare, ma hanno presentato un’autocertificazione che dichiarava il contrario. I Nas hanno spulciato tutte le pratiche e hanno incrociato i dati con l’archivio dell’Ulss. Quei procedimenti si sono già conclusi con altrettanti decreti penali di condanna in cui i 15 giorni di reclusione, il minimo della pena, richiesta e ottenuta dalla Procura, è stata convertita in pena pecuniaria di 1.125 euro ciascuno. Dei destinatari dei decreti, una parte ha pagato, ma qualcuno ha fatto opposizione, contando di far valere le proprie ragioni in un processo. Evidentemente ritengono che i documenti fossero in regola e che le vaccinazioni fossero state eseguite.

Dopo questa fase, i carabinieri si sono occupati di un secondo livello, interno alle scuole, con un’ipotesi di reato più grave, l’omissione di atti di ufficio. La Procura ipotizza che i dirigenti scolastici non abbiano vigilato sulle autocertificazioni riguardanti gli obblighi vaccinali esibite al momento dell’iscrizione a scuola. I casi sono stati controllati uno per uno, verificando circa 10mila posizioni. Alla fine sono rimasti nella rete una trentina di dirigenti delle scuole o degli asili dove sono stati riscontrate le posizioni irregolari.

L’identificazione è avvenuta poco prima di Natale, poi la trascrizione nel registro degli indagati. Secondo il magistrato, i responsabili delle scuole non hanno ottemperato all’obbligo di allontanare gli alunni, tra i 3 ed i 6 anni, che non essendo stati vaccinati erano carenti del requisito per l’accesso. Ragioni di igiene e sanità pubblica avrebbero, infatti, imposto una scrupolosa applicazione delle norme. Naturalmente il pm dovrà provare l’esistenza del dolo, ovvero della consapevolezza che le dichiarazioni fossero compiacenti, o perlomeno di una colpevole mancanza di controlli.

A dare notizia dell’inchiesta è stato il ministero della Sanità che spera di provocare un effetto deterrente sulle dichiarazioni infedeli.

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