Anche i magistrati difendono la costituzionalità del lodo Conte sulla prescrizione, che distingue tra assolti e condannati in primo grado. “È una proposta saggissima e non è incostituzionale. La distinzione sta nel principio di uguaglianza “, ha detto il presidente del sindagato delle toghe, Luca Poniz, ospite di Radio anch’io. Per Poniz la polemica sul punto “è pretestuosa”. Con lodo Conte s’intende la proposta di mediazione avanzata dal presidente del consiglio per far convergere la maggioranza sulla riforma del processo penale. Prevede la conferma dello stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio – come previsto dalla riforma Bonafede – ma solo per i condannati. Per gli assolti, invece, in caso di ricorso in appello la prescrizione sarebbe sospesa per un tempo non superiore a due anni. Se però passano due anni in secondo grado, la difesa può presentare istanza per arrivare a sentenza entro sei mesi ed è previsto un meccanismo sanzionatorio nei confronti del giudice che non rispetta i tempi. La riforma del processo penale prevede infatti che il secondo grado di giudizio non possa durare più di 2 anni e mezzo.

La proposta del premier, tradotta in norma dal guardasigilli nella bozza di legge delega fornita ai rappresentati della maggioranza durante il vertice di ieri sera, ha trovato il sostengo del Partito democratico. “Noi non pensiamo che il lodo Conte sia incostituzionale. Pensiamo che sia una proposta che ha una sua dignità. È una proposta interessante, che può essere migliorabile, ma è una base di partenza utile“, ha il capogruppo del Pd in commissione giustizia Alfredo Bazoli. “La distinzione fra assolti e condannati non è la mia proposta di partenza ma ricordo che questa distinzione è stata già introdotta nella scorsa legislatura da qualcuno che adesso solleva profili di incostituzionalità”, sono state invece le parole del ministro Bonafede.

A bollare la proposta di Conte come incostituzionale, sono infatti quelli di Italia viva. Dopo gli attacchi di Matteo Renzi a vertice in corso, oggi è toccato ai fedelissimi dell’ex premier esporsi sul tema. “Così com’è, la riforma Bonafede apre profili di incostituzionalità ed è ispirata dal puro populismo giudiziario che penalizza le vittime”, dice Davide Faraone, capogruppo di Italia viva al Senato. La pensa allo stesso modo Maria Elena Boschi: “Sulla prescrizione la proposta emersa ieri sera ha dei dubbi di costituzionalità, quelli di tanti esperti, così la riforma non funziona e non raggiunge l’obiettivo che ci siamo dati, processi più brevi. Si rischia un fine processo mai”, ha detto l’ex ministra a Mattino 24 su Radio 24. Boschi, poi, è tornata a evocare il voto dei renziani per la proposta ammazza riforma di Forza Italia. “Noi votiamo per tornare alla prescrizione della scorsa legislatura, che ha votato anche il Pd, la proposta Orlando. Quella di Costa, di Forza Italia, non fa altro che tornare a quella. Il Pd voterebbe contro. Se votiamo con Forza Italia? Il Parlamento è sovrano, voteremo alla Camera e vediamo che succede”. Bocciata in commissione, la proposta di Enrico Costa approderà in aula la prossima settimana senza il parere favorevole della stessa commissione. Il prossimo vertice di maggioranza sulla giustizia è invece previsto per martedì: la prossima settimana, insomma, si annucia decisiva per la giustizia.

Attaccano il lodo Conte definendolo incostituzionale anche gli avvocati. “L’Anm ha le sue prospettazioni, ognuno la vede come ritiene. Secondo l’Ocf ci sono dubbi di costituzionalità”, dice Giovanni Malinconico, presidente dell’Organismo congressuale forense. Per Malinconico il lodo Conte “rafforza il valore del precedente e indebolisce il principio di presunzione di innocenza. Stabilisce il principio di discriminazione tra chi è condannato e chi è assolto in primo grado, rende urgenti i procedimenti dove ci sono imputati assolti e lascia nel girone dantesco quelli in cui ci sono condannati”.

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