In mancanza di politiche governative per la precauzione, la conferma del danno arriva da una sentenza in tribunale: il telefono cellulare causa il tumore all’orecchio, il male che ha colpito Roberto Romeo (dipendente Telecom) a cui già il giudice di Ivrea nel 2017 aveva dato ragione per spiegare l’insorgenza del neurinoma del nervo acustico.

“Esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale, secondo criteri probabilistici ‘più probabile che non’”, afferma adesso la Corte d’Appello di Torino nelle motivazioni alla sentenza rese pubbliche oggi. Si tratta del primo caso assoluto di un danneggiato da elettrosmog in ambito lavorativo su cui due diversi tribunali hanno emesso due sentenze di merito favorevoli. Nel 2012 un altro lavoratore di Brescia s’era visto riconoscere il nesso tra tumore e cellulare in Appello e poi in Cassazione, dopo un primo giudizio negativo nel merito al tribunale di Bergamo.

Questa è quindi una sentenza storica, un pronunciamento che farà discutere e che può cambiare molti equilibri, visti i pareri espressi sull’entità del pericolo invisibile e alcune manovre poco chiare: la corte di Torino critica infatti la posizione attendista dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), perché “usa in modo inappropriato i dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali…non tiene conto dei recenti studi sperimentali su animali”, e pur dichiarandosi incerto sugli effetti associati ad un uso intenso e prolungato di cellulari, “non ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione, in particolare per i bambini e gli adolescenti” (tema per altro di un’altra condanna, persino ai danni dello Stato).

La Corte poi avalla accuse e denunce di conflitto d’interessi che minano gli esiti della Commissione Internazionale per la Protezione dalle onde non ionizzanti (Icnirp), perché “organizzazione privata, le cui linee guida hanno una grande importanza economica e strategica per l’industria delle telecomunicazioni, con la quale peraltro diversi membri hanno legami attraverso rapporti di consulenza. A parte possibili legami con l’industria, appare evidente che i membri dell’Icnirp dovrebbero astenersi dal valutare l’effetto sulla salute che l’Icnirp stesso ha già dichiarato sicuri e quindi non nocivi per la salute”.

Appaiono dunque fumose le critiche avanzate contro gli studi indipendenti per la cancerogenesi da radiofrequenze onde non ionizzanti prodotti dall’americano National Toxicology Program e dall’Istituto Ramazzini, studi su cui peraltro si fonda la richiesta di moratoria sul 5G avanzata da eurodeputati, parlamentari di maggioranza e opposizione, 125 Comuni e 25 Sindaci che hanno emesso ordinanze contro l’installazione di nuove antenne, oltre a decine di migliaia di cittadini, medici, scienziati e dall’Alleanza Italiana Stop 5G. Anche perché, come ripete l’avvocato Stefano Bertone legale di Romeo, dal dispositivo dei togati si capisce che “siccome l’industria ha interesse all’esito degli studi, chi lavora per lei o con suoi soldi esprime pareri meno attendibili di chi fa ricerca senza tornaconto”.

Col già 5G operativo, infatti, la posta in gioco è sempre più alta. Questo lo scenario attuale: l’Iss ha prodotto un controverso rapporto tranquillizzante usato da alcune Asl per tentare di smorzare i timori, finito però nel mirino di una petizione lanciata da medici con 8.700 firme che ne chiedono l’immediato ritiro per una sua “rielaborazione più ampia (non limitata alle sole patologie oncologiche), che utilizzi in maniera completa e adeguata la letteratura scientifica esistente”.

In assenza di una valutazione sanitaria preventiva alla vendita delle frequenze del wireless di quinta generazione (6,5 miliardi di euro incassati senza lo straccio di una prova sulla non nocività), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ha annunciato l’avvio di uno studio sul 5G (progetto Mirabilis), affidato a Maria Rosaria Scarfì, primo ricercatore di Cnr-Irea noto per la sua posizione negazionista e già al centro di una vibrante contestazione in un recente incontro promosso dall’Ordine dei Medici di Bologna.

Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) ha appena emesso un parere tecnico sul 5G, mentre i componenti appena nominati dall’Icnirp finiscono al centro della polemica per non dichiarati conflitti d’interessi con le aziende. Mentre dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) c’è chi teme un vero e proprio colpo di mano perpetrato nientedimeno che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per mettere a tacere l’atteso aggiornamento della lista nera degli agenti cancerogeni per favorire l’avanzata del 5G, impedendo il balzo in avanti delle radiofrequenze dall’attuale Classe 2B (possibile cancerogeno) in Classe 2A (probabile agente cancerogeno) se non perfino in Classe 1 (cancerogeno certo).

Come finirà? Dalla Corte d’Appello di Torino un segnale forte e chiaro. Intanto sabato 25 gennaio si scende in piazza in tutto il mondo per la prima giornata di mobilitazione Stop 5G. In Italia decine di eventi, nelle grandi città si manifesta a Torino, Bologna, Pescara e Verona.

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