Sarà il governatore uscente Michele Emiliano, a correre alle prossime elezioni per la presidenza della Regione Puglia. In 80mila si sono recati alle urne, un numero in calo rispetto ai 134mila del 2014. Emiliano ha vinto con oltre il 70 per cento delle preferenze distanziando con largo margine i tre sfidanti: il consigliere regionale Fabiano Amati (14,3 per cento), l’ex europarlamentare Elena Gentile (12,1), entrambi del Pd, e il sociologo indipendente Leonardo Palmisano (3,1). “Il freddo e la pioggia non hanno fermato i pugliesi, non hanno fermato la ‘Coalizione della Puglia’ che è il nome che la nostra alleanza assume da oggi. La Coalizione della Puglia è più forte che mai”, commenta Emiliano.

Poi il governatore aggiunge: “Siamo pugliesi e ci siamo uniti nella democrazia partecipata attraverso le primarie con migliaia e migliaia di cittadini che hanno messo su una giornata meravigliosa di democrazia ancora una volta. Il primo grazie ai pugliesi. Questo popolo meraviglioso mi ha insegnato a fare il sindaco e mi sta insegnando a fare il presidente della Regione. Penso che qui ci sia qualcosa di diverso dal resto del mondo. I pugliesi sono andati a votare il 12 gennaio, ha cominciato pure a piovere oggi pomeriggio”. “Ora lo possiamo dire, il risultato era abbastanza scontato e quindi perché sono andati a votare? Più che per far vincere qualcuno, lo hanno fatto per testimoniare per tutti noi, hanno fatto un atto di testimonianza. Sono usciti di casa per dire ‘io sto qua’. Una cosa così non succede da nessun’altra parte. Questa cosa è bellissima ed è una poesia della politica che va conservata“, prosegue Emiliano.

Emiliano ringrazia anche i tre sfidanti e conclude: “Da domani inizia la battaglia per la Puglia. Mi viene in mente la battaglia d’Inghilterra nella quale qualcuno tentava di prendersi l’Inghilterra. Penso che la Puglia nessuno se la possa prendere, la Puglia va rispettata, va difesa, noi l’abbiamo fatto, forse qualche volta anche commettendo degli errori perché abbiamo dei limiti, siamo umani. Da domani si comincia a scrivere il programma, tutti insieme. Dovrò continuare a fare il presidente della Regione e quindi la mia campagna elettorale sarà soprattutto lavorare per la Puglia e costruire insieme agli altri il programma per i prossimi 5 anni”.

Una vittoria schiacciante quella dell’ex sindaco di Bari, almeno in termini di preferenze. Discorso diverso per quel che riguarda il numero dei pugliesi alle urne sceso da 134mila (2014) a 80mila. Si deve fare un passo indietro di dieci anni, per le Primarie pugliesi che hanno fatto registrare il numero di partecipanti maggiore. I due sfidanti erano Nichi Vendola e Francesco Boccia: si recarono ai gazebo 192mila persone e a spuntarla fu il primo.

“E’ proprio il dato sul calo delle’affluenza quello che oggi deve preoccuparci – commenta a ilfattoquotidiano.it Fabiano Amati, consigliere regionale e in corsa alle primarie – È evidente che l’aria non è buona per il centrosinistra. Con oggi abbiamo risolto il problema del candidato: i pugliesi hanno chiaramente scelto Michele Emiliano. Ora, però, bisogna guardare avanti. Sarebbe un grosso errore da parte del Partito democratico sottovalutare il segnale che arriva dalle urne. Il primo passo da fare è quello di allargare la coalizione di centrosinistra. Diversamente rischiamo di correre alle regionali con troppe spaccature. E questo potrebbe non giovare all’esito delle elezioni”.

I presupposti per una coalizione compatta non sembrano, almeno al momento, i migliori. Nei giorni scorsi, il fuoco ‘amico’ dai renziani e dalla sinistra ha provocato polemiche e discussioni. In primis con il disimpegno di Italia Viva: il ministro pugliese Teresa Bellanova aveva parlato di “Primarie farsa” accusando Emiliano di una “gestione del potere opaca e divisiva”. Dello stesso avviso l’ex governatore pugliese Nichi Vendola.

A disertare le primarie anche l’associazione di area, La Giusta causa, guidata dall’avvocato penalista Michele Laforgia che ha spiegato: “Non abbiamo condiviso questa competizione pre-elettorale perché dicono di voler aprire alla società civile e ai movimenti ma ci invitano (in riferimento a Emiliano) a scegliere fra loro senza discutere, perché solo chi si candida alle primarie ha diritto di parola. Dichiarano che la destra se li vota non è più destra, perché ha aderito al loro programma. Ma nello stesso tempo annunciano che il programma del centrosinistra sarà discusso e definito solo dopo le primarie. Tutti insieme, appassionatamente”. La Giusta causa non ha risparmiato gli altri tre competitor: “Alcuni candidati si propongono come un’alternativa, anzi ciascuno di essi come la sola alternativa di centrosinistra all’attuale presidente della Regione. Ma allora perché si sono sottratti al confronto per la costruzione di un programma comune e di una candidatura unitaria, sapendo di non avere alcuna chance di successo? Insomma, qualcosa non va”. No alle primarie, quindi ma assicura: “Noi ci saremo. Domani”.

E se la coalizione di centrosinistra è tutta da definire, non va meglio su altri fronti. I Cinquestelle sceglieranno a breve con la consultazione online il proprio candidato. È, invece, ancora in stallo la situazione nel centrodestra dove da tempo l’ex ministro berlusconiano ed ex governatore Raffaele Fitto, approdato in Fratelli d’Italia e sostenuto da Giorgia Meloni, resta bloccato ai box perché parte della Lega pugliese si oppone alla sua candidatura.

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