Sessanta ex consiglieri regionali del Lazio contro Nicola Zingaretti per il taglio ai loro vitalizi. In gran parte esponenti del Pd e del Pdl fra il 2010 e il 2012, quando l’esperienza di Renata Polverini terminò anticipatamente a causa dello scandalo sull’abuso nell’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali. L’idea dei componenti dell’associazione degli ex consiglieri del Lazio è di presentare ricorsi in tutte le sedi istituzionali – al Tar in prima istanza, ma anche alla Corte Costituzionale – per revocare il taglio lineare del 35-38% e salvare le pensioni d’oro di chi ha svolto almeno un mandato alla Pisana e, raggiunti 60 anni di età, non ha altri incarichi istituzionali (quindi esclusi i parlamentari). Un taglio che consente alla Regione dal 2020 di risparmiare circa 6,6 milioni di euro all’anno.

A ritrovarsi venerdì pomeriggio all’Hotel Nazionale di Roma, dietro Palazzo Montecitorio, sono state vecchie conoscenze della politica regionale laziale, come gli ex Pdl Stefano De Lillo, Domenico Gramazio, Luigi Celori e Pier Francesco Perazzolo, i dem Mario Mei e Claudio Moscardelli e il socialista Donato Robilotta. Hanno risposto in massa alla riunione mensile dell’associazione, mai così partecipata, dopo che hanno trovato la busta paga regolarmente versata dal Consiglio regionale del Lazio con circa 1.000-1.200 euro in meno per ciascuno di loro. Tra loro spiegano i motivi per cui vogliono mantenere intatta la loro pensione d’oro: “Io ho un mutuo da 3mila euro al mese, adesso prendo di vitalizio 2.600 euro, mi spiegate come faccio?”. Il clima – a quanto raccontano alcuni dei presenti che hanno preferito rimanere anonimi – era quasi da rimpatriata fra compagni di scuola.

Con l’obiettivo comune di salvare i vitalizi. “Zingaretti ha operato dei tagli eccessivi, ben superiori a quelli portati avanti da tutte le altre regioni”, ha spiegato a ilfattoquotodiano.it Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio regionale proprio ai tempi di Renata Polverini, per poi aggiungere: “Il vitalizio si basa su dei soldi che sono stati lasciati volontariamente in Consiglio regionale, non è una pensione”. Uno dei punti su cui gli avvocati stanno portando avanti il ricorso. Ma a microfoni spenti, altri ex consiglieri raccontano altre verità: “Di quegli 8-9mila euro che prendevamo come consiglieri – spiega un ex Pdl – una parte se ne andava per collaboratori che a volte ci venivano anche imposti, un’altra quota finiva come ‘emolumentoal partito, quello che il M5s adesso fa passare come rimborsi. Per non parlare dei soldi versati al partito per la candidatura”. Un ex esponente di una lista civica aggiunge: “Quando Renata Polverini si è dimessa, per ottenere il vitalizio io e i miei colleghi abbiamo versato altri 50mila euro per chiudere la legislatura. A questo punto pretendiamo quei soldi indietro”.

I sessanta ex consiglieri quindi annunciano battaglia su tutti fronti per cancellare quel taglio ai vitalizi arrivato grazie a una legge regionale del maggio 2019, sostenuta dal M5s e in particolare dal consigliere Devid Porrello. Si tratta di un adeguamento all’accordo siglato il 3 aprile 2019 in conferenza Stato-Regioni. Attraverso il passaggio dal calcolo retributivo a quello contributivo, il provvedimento assicura alle casse regionali un risparmio di circa 6,6 milioni di euro annui a partire dal 2020, spostando la spesa annua da 18,8 milioni a 12,1 milioni. Come lo stesso Porrello sottolinea, “dal 1996 al 2011 c’è stato un aumento esponenziale di questi emolumenti, iniziato con il decuplicare la liquidazione del consigliere fino alla determinazione in misura fissa sulla base dello stipendio dei parlamentari”. Con i provvedimenti del 2001, addirittura, la reversibilità per il coniuge o i figli del consigliere regionale è passata dal 50 al 65%.

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