Si chiama Irina Aleksandrova la donna che giovedì sera è stata sentita come testimone negli uffici della Procura di Milano dai magistrati titolari dell’inchiesta per corruzione internazionale sull’incontro all’hotel Metropol di Mosca del 18 ottobre 2018 e sui fondi russi che dovevano finire nelle casse della Lega. Aleksandrova è una giornalista russa che il 16 luglio 2018 ha moderato un incontro a Mosca a cui erano presenti il leader del Carroccio, Matteo Salvini, e l’ex portavoce Gianluca Savoini, uno dei sei uomini presenti ai tavolini dell’hotel Metropol avvenuto esattamente tre mesi dopo.

Durante l’interrogatorio, durato un paio d’ore con l’aiuto di un interprete, la donna ha fornito alcune informazioni legate alla vicenda al centro dell’indagine sulla corruzione internazionale, ma che nulla hanno a che fare con la sua attività professionale. Il contenuto è stato subito secretato. Gli inquirenti si stanno concentrando sulla ricostruzione della rete di contatti di Savoini, presidente e fondatore dell’associazione Lombardia-Russia, nella capitale russa, e sull’attività preparatoria in vista dell’incontro all’hotel Metropol del 18 ottobre 2018 nel quale, secondo l’accusa, insieme all’avvocato Gianluca Meranda e all’ex banchiere Francesco Vannucci ha trattato con tre intermediari russi un affare legato alla compravendita di idrocarburi per 65 milioni di dollari, finalizzata a finanziare la campagna elettorale della Lega per le successive elezioni europee.

Come racconta Davide Milosa sul Fatto Quotidiano oggi in edicola, l’inchiesta sui rubli alla Lega potrebbe essere a una svolta. I pm di Milano stanno infatti esaminando i contenuti dei cellulari sequestrati nel luglio scorso. Si tratta degli smartphone in uso ai tre indagati dell’indagine: Savoini, Meranda e Francesco Vannucci. Soprattutto su Meranda, che aveva l’abitudine, secondo i pm, di registrare le telefonate. I file scaricati e poi trascritti sono molti. I magistrati li stanno ascoltando. L’inchiesta, dunque, prosegue e tra pochi giorni la Procura dovrà mandare al giudice per le indagini preliminari la richiesta di proroga per indagare altri sei mesi.

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