Una distinzione tra condannati e assolti. Una “declinazione diversa” della stop alla prescrizione per i primi e per i secondi. È questa la novità sulla quale ragiona la maggioranza al termine dell’ultimo vertice sulla giustizia. Dopo quattro ore di riunione è arrivata l’ennesima fumata nera. Il guardasigilli Alfonso Bonafede però è ottimista: “Nella riunione di oggi ci sono stati importanti passi avanti per portare in tempi brevi la riforma del processo penale in Consiglio dei ministri. C’è stato un input importante del presidente del Consiglio“. Già ieri Nicola Zingaretti si era affidato alla presenza di Giuseppe Conte nel vertice convocato a Palazzo Chigi per trovare una mediazione tra il Pd, il Movimento 5 stelle, Italia viva e Leu. La mediazione definitiva non è arrivata ma secondo il ministro della giustizia c’è un primo elemento su cui trattare. “Sempre tenuto conto che la riforma della prescrizione rimane e che non ci saranno più isole di impunità è stata proposta dal premier la possibilità di fare qualche distinzione tra chi è stato condannato e chi è stato assolto. Valutando in questo caso una sospensione lunga. All’interno di questa proposta faremo tutti le nostre valutazioni”, ha detto Bonafede al termine del vertice.

Distizione tra condannati e assolti e dubbi costituzionali – La distinzione tra assolti e condannati è una vecchia richiesta del Pd. Significa fermare la prescrizione dopo il primo grado per chi è stato condannato. E lasciarla scorrere per chi invece è stato assolto. Si tratta però di una modifica che potrebbe essere tacciata d’incostituzionalità, visto che tutti gli imputati sono innocenti fino a sentenza definitiva. E quindi dopo il primo grado vanno considerati allo stesso modo sia i condannati che gli assolti. E quindi con la differenziazione di trattamento tra condannati e assolti si espone la riforma un rischio di incostituzionalità, come ha fatto notare durante il vertice Pietro Grasso. L’ex presidente del Senato ha aggiunto che si riserverà di valutare nel dettaglio la proposta di mediazione che è stata avanzata dal presidente del Consiglio. Bonafede da parte sua parla di una “declinazione diversa dei meccanismi della prescrizione“, tra gli assolti e i condannati. Cosa vuol dire? Magari dei termini che garantiscano agli assolti uno stop momentaneo della prescrizione: dopo il primo grado si blocca solo per un determinato periodo di tempo. Mentre per i condannati si congela definitivamente. Parallelamente Bonafede ha ipotizzato di “chiedere conto ai magistrati che sforano i tempi in appello. Se si creano le condizioni perché tutti siano in grado di rispettare i tempi si può chiedere che i magistrati lavorino in tempi definiti”. Sarebbe un altro strumento per assicurare la velocità dei procedimenti. Tutto da vedere visto che il vertice è stato aggiornato a data da destinarsi. Lo scontro politico, dunque, rimane congelato: la giustizia non peggiora i rapporti tra le forze di maggioranza.

Il vertice lungo 4 ore – Presenti alla riunione, oltre al ministro della Giustizia, il sottosegretario Andrea Giorgis, i dem Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli e Walter Verini, i parlamentari di Italia Viva Davide Faraone e Lucia Annibali, e, in rappresentanza di Leu, Pietro Grasso e Federico Conte. Alla fine del vertice il premier e il guardasigilli sono rimasti riuniti da soli per un faccia a faccia. Secondo quanto si apprende, i due hanno lasciato per alcuni minuti la riunione per un focus a quattr’occhi su una possibile punto d’incontro. Il vertice si è aperto con Bonafede che ha illustrato gli elementi della sua riforma del processo penale, che punta a rendere più veloci i procedimenti. Che tempi ci sono per approvarla? “Io sarei pronto a portare la riforma del processo penale in Cdm la prossima settimana perché cittadini hanno bisogno di risposte”, ha detto il guardasigilli.

Pd e renziani ottimisti: “Caduto il totem, passi avanti su accelerazione processi” – Prima, però, c’è da sciogliere il nodo della prescrizione. L’impressione, però, è che adesso la strada sia molto meno ripida. “Si è aperta obiettivamente stasera una fase nuova che è ancora da verificare: la proposta Pd sulla prescrizione rimane e farà il suo iter ma si è aperto un percorso per una soluzione nell’ambito della riforma del processo penale”, dice il dem Verini. “Contemporaneamente- ha aggiunto – sul tema della prescrizione è significativo l’abbandono di rigidità, si è acceduti all’idea di inserire nel Ddl penale norme che possano differenziare alcune posizioni. Sono posizioni interessanti che saranno valutate nelle prossime ore”. Anche i renziani dopo il vertice usano toni molto diversi rispetto al passato: “L’aspetto positivo è che si sono fatti passi avanti sull’accelerazione dei processi e che, da parte del M5s, è stato abolito il totem prescrizione: oggi è emerso che è un argomento che si modifica”, ha detto Faraone. “Sulla prescrizione valuteremo nel prossimo incontro di maggioranza, perché questo non è stato risolutivo. Si tratterà nel merito di valutare. Oggi c’è stata una proposta del presidente Conte, poi si entrerà nel dettagli, perché non siamo ancora soddisfatti della proposta fatta – ha aggiunto – ci riserviamo di valutare e se la proposta non ci convincerà manteniamo l’ipotesi di valutare la proposta Costa”. L’ennesimo ultimatum, simile a quello del Pd: in caso di definitiva fumata nerai dem minacciano di abbinare la loro proposta a quella del berlusconiano Enrico Costa che neutralizza la riforma dello prescrizione, entrata in vigore l’1 gennaio.

La spada di Damocle di Costa – Già nei prossimi giorni, la proposta di Forza Italia rischia di essere discussa in commissione senza un accordo nel governo. Anche Liberi e uguali ha chiesto alla commissione Giustizia alla Camera abbinare l’esame della sue proposta a quella dei berlusconiani. Sulla ammissibilità della richiesta si pronuncerà la prossima settimana l’ufficio di presidenza della commissione. Mentre la proposta di Costa è quella di abolire la legge Bonafede che blocca la prescrizione e tornare alla legge precedente, il testo di Leu propone una riforma più complessiva con anche un meccanismo di prescrizione processuale, ossia con un termine certo per ogni grado di giudizio. Simili anche l’idea del Pd: mantenere intatto il principio della riforma Bonafede (ovvero lo stop alla prescrizione dopo il primo grado) introducendo una “prescrizione processuale” a seconda dei gradi di giudizio (con una clausola di sicurezza se il procedimento dura eccessivamente) o della sentenza di assoluzione o condanna. È la base su cui trattare, con la mediazione di Conte.

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