Il Fondo interbancario per la tutela dei depositi accelera nella messa a punto degli strumenti che dovranno intervenire per contribuire al salvataggio di Popolare Bari dopo il commissariamento deciso da Bankitalia. Il comitato di gestione del Fondo mercoledì pomeriggio ha dato un primo via libera al piano di interventi presentato dai commissari straordinari della banca pugliese. Venerdì è prevista una nuova riunione a Milano per esaminare il dossier. Nel frattempo Moody’s ha giudicato positivamente l’intervento del governo e il conseguente piano di salvataggio. con l’intervento del Mediocredito centrale, rifinanziato con 900 milioni di euro pubblici.

Il Comitato di gestione del Fondo interbancario “ha deliberato di esprimere al Consiglio una valutazione favorevole in merito all’istanza formulata dai Commissari”, che hanno chiesto di intervenire nell’aumento di capitale da 1,2 miliardi. Secondo alcune ricostruzioni al Fitd toccherebbe mettere almeno 300 milioni, considerato che il governo ne ha stanziati 900. Il Comitato “ha espresso preliminarmente soddisfazione in merito al nuovo quadro normativo-istituzionale nel quale si inserisce la situazione della Banca Popolare di Bari, con riferimento all’intervenuto ricambio della governance attraverso il commissariamento della banca e all’emanazione del decreto legge che ha previsto misure urgenti per il rafforzamento del sistema creditizio del Mezzogiorno”. Il fondo potrebbe sottoscrivere subito un bond convertibile, come fece nel 2018 lo Schema volontario con Banca Carige, oppure erogare un finanziamento diretto.

“Avrà effetti positivi sull’intero sistema bancario, oltre che sulla banca stessa”, osservano gli analisti dell’agenzia di rating. “L’operazione di salvataggio – conclude Moody’s – non avrà un impatto significativo sulle finanze pubbliche (circa lo 0,05% del pil) ma sottolinea la debolezza relativa del sistema bancario italiano che noi riflettiamo nella nostra analisi del credito sovrano assegnando uno dei punti più alti per rischi relativi al settore bancario fra i paesi dell’eurozona”. Avendo scelto la strada del salvataggio anzichè quella della liquidazione, però, “le autorità italiane dovranno dimostrare che non stanno infrangendo le regole Ue sugli aiuti di stato” in base alle quali lo stato potrebbe fornire supporto finanziario solo se l’investimento viene effettuato alle medesime condizioni e con i medesimi termini che verrebbero accettati da investitori privati.

La polemica resta intanto concentrata sui possibili mancati controlli da parte della Vigilanza di Bankitalia. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli torna a ripetere che “c’è una evidente difficoltà degli organi di vigilanza a svolgere fino in fondo il loro compito. Non è possibile che si presentino ciclicamente questi casi. Non si può continuare in questo modo perché poi a farne le spese sono i cittadini che investono in obbligazioni“.

Sullo sfondo si delinea la possibilità di un intervento di sistema che porti alla nascita di una sorta di maxi-banca del Sud. Progetto più volte accarezzato e visto con favore da altri istituti del Mezzogiorno che potrebbero venir coinvolti. Dice il presidente della Banca popolare di Puglia e Basilicata, Leonardo Patroni Griffi: “Siamo pronti a valutare qualsiasi progetto industriale, che sia del Sud o del Nord. Tutto dipende dal governo, in che maniera lo pone e se ha valide basi industriali. Vedo comunque necessario un consolidamento del sistema bancario in varie parti d’Italia dove le banche devono unirsi. Il mutamento di business e le nuove tecnologie impongono riflessioni in questo senso”. Progetto stroncato dall’ex ministro Giulio Tremonti. “Fare una Banca del Sud retroattivamente è un espediente di propaganda politica. La soluzione ex post non è seria, è una cosa sbagliata”.

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