Ha citato il padre del compromesso storico tra comunisti e democristiani nella prima cerimonia natalizia che vede il Pd e il Movimento 5 stelle governare insieme. Una scelta che non può essere casuale quella di Sergio Mattarella, che infatti alla nascita del nuovo esecutivo ha dedicato un passaggio del suo discorso: “Nel corso del 2019 – ha ricordato il presidente – sono intervenute le dimissioni del governo costituitosi nell’anno precedente, essendo venuto meno il sostegno della coalizione su cui si basava. In Parlamento, secondo i meccanismi previsti dalla Costituzione, si è formata una nuova e diversa coalizione di maggioranza che ha espresso il nuovo Ministero e gli ha conferito la fiducia”.

Poi il capo dello Stato ha proseguito il suo discorso nella tradizionale cerimonia di auguri natalizi con le alte cariche dello Stato citando Aldo Moro, spiegando che serve anche oggi “la comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo” evitando i “toni molto aspri” che caratterizzano il presente. Nel salone dei Corazzieri c’era tutto il governo schierato, con il premier Giuseppe Conte che, dopo la cerimonia, si è fermato a parlare con Mario Draghi, mentre erano assenti Matteo Renzi, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.

Quello del presidente è l’ennesimo richiamo al governo, ai partiti, alla politica tutta che da troppo tempo vive nel presente, tra scontri continui, incapace di disegnare il futuro. Invece “il futuro è qui, è già cominciato e scrive sulle pagine del nostro presente“. Nessun riferimento all’attualità della politica da parte del capo dello Stato, ma il suo pubblico j’accuse è chiarissimo. “Sappiamo che la politica comporta anche scontri – ha detto il presidente – Nella stagione che viviamo il confronto politico assume sovente toni molto aspri e anche alcuni recenti passaggi parlamentari hanno fatto registrare tensioni. Il bene comune è bene di tutti, nessuno escluso, e l’essenza della democrazia richiede rispetto reciproco, il più efficace antidoto all’intolleranza, foriera di conseguenze negative”.

Per questo chi riveste un ruolo istituzionale “deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini – ha continuato – Aveva ben presente, Moro, il grave pericolo, purtroppo confermato dagli eventi successivi, che corre una società attraversata da lacerazioni profonde“. E rappresentare la maggioranza dei cittadini, una volta chiamati a governare, non significa rappresentare solo loro, continua il Capo dello Stato, ma agire per il bene di tutti: “Il bene comune è bene di tutti, nessuno escluso. E chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare esprime certo gli orientamenti della maggioranza, ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri, delle minoranze. Questa è l’essenza della democrazia, che richiede rispetto reciproco”.

Mattarella ha poi invitato le alte cariche e, in generale, i rappresentanti delle istituzioni a non soffermarsi solo sul dibattito quotidiano, ma a “preparare il futuro, cominciando a viverlo. Significa non ignorare quel che si trasforma attorno a noi. Alzare lo sguardo dalle emergenze del presente, non significa in alcun modo parlar d’altro. Significa, al contrario, indicare la cornice e un metodo in base ai quali adoperarsi per risolvere i tanti problemi, anche gravi, che ancora attendono soluzioni, guardando oltre il contingente e la mera ricerca di consenso“.

Poi il presidente della Repubblica passa ad affrontare i principali temi che riguardano la società, primo fra tutti l’occupazione: “La prolungata fase di debolezza dell’economia ha inciso pesantemente sul’apparato produttivo del nostro Paese – ha detto -, con pesanti conseguenze occupazionali e gravi fenomeni di disgregazione sociale. Ecco la missione per cui combattere e il nemico da sconfiggere insieme: il lavoro che manca, quel lavoro indicato come fondamento della nostra Repubblica”. E questo deve essere “remunerato e tutelato, anche nella sicurezza, come rimedio alla frammentazione sociale e come elemento centrale della ripresa economica”.

Per fare questo serve “impegnarsi intensamente, valorizzare le professionalità e le intelligenze. L’Italia ha grandi potenzialità. Le trae dalla sua storia, dai principi fondamentali in cui è nata la Repubblica. La ritrova nel suo straordinario patrimonio culturale, e anche nella creatività, nella voglia di fare della nostra gente”.

Il futuro di cui parla Mattarella deve essere costruito anche con un’ottica europea perché “l’Europa è casa nostra, costituisce l’ambito di integrazione essenziale per consentire al nostro Paese di misurarsi con questioni divenute, piaccia o meno, globali e che solo a questo livello possono trovare soluzioni efficaci. Il nostro contributo sarà tanto più significativo quanto più la nostra presenza ai tavoli negoziali saprà essere qualificata nelle proposte e ferma nel sostegno di una visione che valorizzi interessi comuni”.

Plaude alla presenza delle donne ai vertici delle istituzioni e delle imprese, “straordinario fattore di crescita e equilibrio. Stiamo compiendo passi avanti anche se non ancora siamo vicini al traguardo”. E poi si sofferma sulla lotta ai cambiamenti climatici che “fanno apparire fragili ed esposti i nostri territori, insicure le popolazioni. Serve una nuova cura del territorio”. Prima di concludere soffermandosi sull’autonomia delle Regioni che “rappresenta un valore costituzionale e apporta un contributo di grande rilievo che qualifica l’unità nazionale”.

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