“Con la flotta sarda il nostro popolo ricomincia a scrivere la propria storia dopo oltraggi subiti per anni”. Ancora risuonano, fra i corridoi dei palazzi regionali, i toni epici con cui Christian Solinas annunciava la nascita della compagnia navale regionale, in risposta al cartello tariffario messo in piedi dagli armatori privati nelle tratte da e per l’isola. Era il maggio del 2011 e Solinas era allora assessore ai Trasporti nella giunta di centro-destra guidata da Ugo Cappellacci, capocrociata della “guerra del mare” e convinto sostenitore dell’idea che per liberare l’isola dai capricci delle grandi compagnie marittime occorresse trasformare la stessa regione in armatore pubblico.

Un sogno durato meno di due anni, naufragato tra gli scogli dell’Ue con una sonora bocciatura per aiuti di Stato e con la richiesta di restituzione di 10,8 milioni di contributi pubblici che portò al fallimento della società navale sarda, la Saremar. Ma ora Solinas, nel mentre divenuto presidente della Regione, ci riprova con la flotta aerea sarda. Non dal mare ma dal cielo, dunque: l’idea sarebbe quella di imitare i cugini della vicina Corsica, che sin dagli anni ‘90 gestiscono la loro mobilità aerea con la compagnia Air Corse.

La conferma che la Regione sta studiando il nuovo “ponte aereo regionale” è arrivata pochi giorni fa, direttamente dalle dichiarazioni degli assessori all’Industria e ai Trasporti, Alessandra Zedda e Giorgio Todde, rilasciate al quotidiano La Nuova Sardegna. Il nuovo soggetto potrebbe chiamarsi “Air Sardinia” e punterebbe a svolgere il ruolo ricoperto fino a non molto tempo fa da Meridiana, nell’immaginario collettivo “la compagnia aerea dei sardi” , che oggi viaggia sotto le insegne Air Italy con azionariato qatariota. Ma quello che gli esponenti regionali non spiegano è come convincere Bruxelles a rivedere i paletti sugli aiuti di Stato, in cui rischia di infrangersi anche stavolta il sogno della mobilità dei sardi. Rigidità burocratiche che continuano a creare problemi persino sull’interpretazione da dare al concetto di “continuità territoriale”, in perenne conflitto col principio di autoregolamentazione del mercato. La Sardegna chiede da anni ormai che nell’applicazione delle regole europee sulla concorrenza si tenga conto dell’evidente svantaggio insulare, con apposite garanzie su tariffe, frequenze e voli disponibili. Ma la giunta Solinas è ancora ben lontana dalla risoluzione dell’impasse con Bruxelles.

Si rischia così di replicare gli scenari già vissuti in passato, con la bocciatura da parte della Commissione europea dei sostegni regionali alla compagnia di navigazione Saremar fra il 2011 e il 2012. “Un conferimento di capitale a condizioni diverse da quelle di mercato e la compensazione per l’esercizio di alcuni servizi di navigazione hanno procurato a Saremar un indebito vantaggio economico rispetto ai suoi concorrenti”, scrivevano da Bruxelles nel 2014. La Commissione aveva inoltre constatato che la compensazione corrisposta dalla Regione a Saremar per l’esercizio 2011 e 2012 non era conforme alle norme Ue in materia di Servizi di interesse economico generale (Sieg). Di qui la richiesta di restituzione di quasi 11 milioni di euro.

Nel 2017 la Corte dei Conti tornò sulla vicenda, definendo l’iniziativa della Flotta sarda come “rischiosa”, poiché in contrasto potenziale con le regole comunitarie, fino all’effettiva erogazione di una sanzione, e inoltre non basata su “una realistica analisi di mercato delle comunicazioni marittime e delle sue dinamiche, infatti il contenzioso avviato dalla Regione Sardegna nei confronti delle altre compagnie si è dimostrato infondato”. Non solo. La sperimentazione, “seppure abbia contribuito in misura limitata a calmierare il mercato marittimo verso la Sardegna, ha causato le vicende che hanno condotto alla messa in liquidazione della Saremar che, in precedenza, aveva garantito regolari collegamenti con le isole minori senza aver dato, fino all’esercizio 2011, segni di difficoltà economiche”.

Per questo motivo ora i sindacati alzano gli scudi contro l’idea della flotta aerea sarda: il segretario della Fit Cisl Sardegna, Valerio Zoccheddu, ha ricordato “l’esperienza disastrosa della Flotta navale sarda che ha trascinato a fondo la Saremar, azienda pubblica che produceva utili. La Sardegna aveva una compagnia aerea sarda, la vecchia Alisarda, fondata nel 1963 dall’Aga Khan che si è fatto carico per decenni di garantire i collegamenti dell’isola con il continente”. Ora, argomenta Zoccheddu, “dopo le travagliate vicende economiche che ne hanno cambiato la proprietà, la giunta regionale che fa? Annuncia con grande enfasi lo studio per la creazione di Air Sardinia”. Ma allora, si chiede il numero uno della Fit, “perché, nel momento in cui si stava ristrutturando la società e si era presentata l’occasione, non ci sono stati la volontà e il coraggio di entrare nel capitale societario?”.

Sulla stessa linea il segretario della Cgil trasporti, Arnaldo Boeddu: “ La giunta dimostra di non avere una linea complessiva e di non conoscere le norme europee. Questo è il modo migliore per far fuggire Alitalia e Air Italy dal prossimo bando per la continuità territoriale”. Durissimo anche il rappresentante della Uil Trasporti, William Zonca: “La flotta sarda non genera alcun vantaggio per i sardi, ma addirittura rischia di fare danni. La Regione smetta di fare annunci populisti e inizi veramente a risolvere i problemi del trasporto insieme agli addetti ai lavori”. Secondo Zonca, un’eventuale flotta sarda difficilmente potrebbe risolvere le criticità dei trasporti isolani in termini di disponibilità di posti e tariffe. Occorrerebbero investimenti importanti, a fronte di margini ridotti sulle tariffe: “Sul costo del biglietto incidono in gran parte le tasse aeroportuali. Dubitiamo fortemente che una flotta sarda possa praticare le economie di scala praticate dalle grosse compagnie aeree e dunque è quasi matematico che i costi di gestione, e pertanto anche i prezzi, sarebbero maggiori”.

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