Sono arrivati dall’Oriente, hanno intascato più di un milione di euro di incentivi, ma dopo cinque anni vogliono andarsene. Lasciando senza lavoro 290 dipendenti. È ciò che sta accadendo nel Bellunese, a Mel, nello stabilimento ex Acc, acquisito dalla cinese Wanbao, L’annuncio è devastante per una provincia di montagna dove i posti di lavoro non abbondano. I cinesi se ne andranno non appena finito la cassa. Il che dovrebbe avvenire nei primi mesi del 2020, comunque a primavera. Il paradosso è che questa azienda è l’unica in Europa a produrre motori per frigoriferi.

Per questo Federico D’Incà, bellunese e ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha incontrato l’ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua. “Ha assicurato il massimo impegno per trovare una soluzione nella delicata vertenza” ha detto D’Incà. “Gli ho chiesto che l’azienda garantisca continuità finanziaria fino al 31 dicembre 2020, in modo da avere più tempo per cercare possibili acquirenti. Ho inoltre chiesto che a seguire la ricerca di nuovi investitori sia l’ex commissario straordinario Maurizio Castro”. Il ruolo dell’ambasciatore è importante perché la Provincia cinese di Guangzhou ha una partecipazione nella società assieme alla proprietà privata.

Prima della formalizzazione della crisi c’erano già stati due tavoli di lavoro, a settembre ed ottobre, al ministero dello Sviluppo economico assieme ai vertici dell’azienda cinese. Secondo il ministro “il mercato e le potenzialità dell’azienda non sono finite, vista l’importanza della particolare tipologia di compressori prodotti a Mel”. Wanbao, da quando è sbarcata a Mel, rilevando Acc nel 2014, ha ricevuto un milione e 209mila euro di incentivi, elargiti a scaglioni: 386mila euro nel 2016, 495mila euro nel 2017 e 409mila euro nel 2018. È per questo che i sindacati hanno chiamato in causa il governo.

Le potenzialità produttive sarebbero allettanti, sostengono i sindacati, anche perché Wanbao ed Electrolux sono legate a doppio filo. I cinesi producono motori per frigoriferi e nella non lontana Susegana, in provincia di Treviso, Electrlux produce questi elettrodomestici. “Un eventuale rallentamento e blocco di Mel metterebbe in difficoltà Electrolux – ha detto Stefano Bona della Fiom – l’azienda ha bisogno di questi motori, non avendo un altro fornitore”. E Antonio Bianchin, segretario Fim Cisl del Veneto: “Se si ferma questa produzione si fermerà anche lo stabilimento di Susegana. Questa è la nostra speranza. Nell’Europa occidentale questo prodotto non lo fa più nessuno. Electrolux non può trovare un altro fornitore domani mattina”. E ha aggiunto: “Se fino a ieri dovevamo colpire la proprietà, ora decideremo come sensibilizzare il governo, pur tenendo presente che non siamo migliori delle 190 vertenze nazionali che ci sono. C’è chi ha anche il triplo o quadruplo dei nostri lavoratori, ma qui abbiamo una produzione interessante, che non fa più nessuno e che dobbiamo proteggere. Quando la via diplomatica non avrà più senso noi faremo dell’altro: dobbiamo alzare il tiro e mirare bene”.

Michele Ferraro, segretario Uilm, ringrazia il ministro: “Ha fatto una cosa fuori dal comune, è un uomo del territorio che si sta interessando a questa vertenza e lo ha dimostrato. Per noi è aspetto fondamentale che il caso Wanbao venga inserito nel decreto Salva Ilva e abbiamo la promessa del ministro che si occuperà per tutte le questioni che ci riguardano in prima persona. Ma il tempo è poco”. Qualche frizione c’è stata anche tra i lavoratori che hanno improvvisato blocchi stradali con volantinaggio, per sensibilizzare la popolazione. Durante l’astensione dal lavoro, in concomitanza con l’incontro a Roma tra D’Incà e l’ambasciatore, una ventina di dipendenti si sono presentati in fabbrica. Sono stati accolti dai loro colleghi con un manifesto provocatorio e una manciata di monetine: “Solidarietà per i colleghi bisognosi che non possono scioperare”.

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