L’ex sindaco di Venosa Tommaso Gammone e due suoi ex assessori, Rosa Centrone e Francesco Rosati, sono stati arrestati dai carabinieri al termine di un’operazione anti-corruzione che riguarda le pratiche edilizie nella cittadina in provincia di Potenza. Tutt’e tre hanno fatto parte della giunta di centrosinistra (l’ex sindaco è del Pd) fino al maggio scorso, quando ha vinto le elezioni l’attuale sindaca Marianna Iovanni (M5s). Gammone, Centrone e Rosati sono ai domiciliari. Indagati nella stessa inchiesta e sottoposti a divieto di dimora anche il segretario del Pd di Venosa Luigi Russo e la sua vice Lucia Briscese. In tutto sotto inchiesta sono finite 50 persone che devono rispondere a vario titolo di diversi reati contro la Pubblica amministrazione. Per 15 di loro è scattata la misura cautelare: 7 ai domiciliari e 8 con l’obbligo di dimora.

La Procura di Potenza parla di “un consolidato sistema di corruzione” per “la gestione e la successiva autorizzazione di pratiche edilizie da parte dell’Ufficio difesa del suolo della Regione Basilicata” e per “l’illecita gestione politico-amministrativa” del Comune. Le indagini sono cominciate nel marzo del 2018 dopo l’arresto di un funzionario dell’ufficio difesa del suolo di Melfi. Nel primo filone di indagine, gli investigatori hanno scoperto irregolarità ed “evidenti profili di illiceità penale” nell’assegnazione di un’area a una società privata; nell’assegnazione di due lotti di edilizia residenziale pubblica, “all’esito di una lunga ‘contesa’ tre due cooperative concorrenti; la “programmazione a tavolino” per un bando per assegnare nove lotti della zona Paip; e infine l’attuazione del “solito schema” per assegnare la gestione dello stadio comunale. Il secondo filone di indagine ha riguardato “numerosi episodi di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio” nell’esame di pratiche edilizie nell’ufficio difesa del suolo di Melfi e nell’ufficio tecnico di Venosa.

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