Prima la corrente elettrica staccata all’improvviso, perché non erano state pagate le bollette. Poi la chiusura e la comunicazione di cessazione dell’attività con un messaggio WhatsApp firmato dall’imprenditore Franco Perri. Così i 52 dipendenti della Carrefour di Crotone il 16 ottobre hanno scoperto di essere stati licenziati. È da più di dieci giorni che i lavoratori stanno protestando davanti al supermercato. “Ricevere quel messaggio whatsapp – dice uno di loro – è stata calpestata la nostra dignità. Adesso stiamo protestando in forma civile, ma siamo pronti a tutto”.

“Nel 2019 – ha aggiunto il sindacalista della Cgil Armando Labonia – ancora esistono prenditori, non più imprenditori, che si prendono l’onore di licenziare attraverso un sms perché questo è stato”. Gli fa eco Vincenzo Zizza, il coordinatore provinciale della Cgil: “Con l’impresa abbiamo sempre di costruire un dialogo che puntualmente è stato rifiutato. Ai lavoratori toccherà la disoccupazione e poi finire nel dimenticatoio”. Le serrande sono state chiuse con la merce abbandonata dentro il supermercato: “Noi siamo stati trattati anche peggio. – si sfoga Luana, una dipendente del Carrefour – La merce è merce, noi siamo esseri umani. Un nostro collega è in sala operatoria per un infarto. Ognuno di noi sta male”.

Ieri mattina a Crotone, per incontrare i lavoratori licenziati, è passato anche Maurizio Landini. Al segretario della Cgil, uno dei dipendenti del supermercato ha spiegato che “non ci meritiamo questo dopo 26 anni di servizio. L’imprenditore ci ha voluto dire ‘non contate niente’”. “Bisogna fare diventare questa vertenza una cosa più grande – ha spiegato Landini – coinvolgendo anche il ministero sia per gli ammortizzatori sia per capire se può subentrare qualcun altro. Siamo in presenza di un atteggiamento imprenditoriale piuttosto grave. E allo stesso c’è un problema anche dei grandi gruppi che danno in affido senza garanzie e questo ricade sui lavoratori. Chi pensa di poter licenziare con un whatsapp è un offesa a chi vuol fare seriamente l’imprenditore. Anche le forze politiche dovrebbero capire che affermare la democrazia in questo Paese vuol dire ripartire dai diritti delle persone”.

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