“Comprimevano al massimo il costo del personale“, anche a rischio di pregiudicare “benessere e salute” di anziani e minori. Le irregolarità vanno dai rapporti di lavoro al raggiro degli ospiti privati che, a fronte delle rette di degenza pagate, hanno ottenuto prestazioni assistenziali inferiori. In questo modo, la società Sereni Orizzonti ha percepito illecitamente contributi pubblici per oltre 10 milioni di euro, presentando alle aziende Sanitarie rendicontazioni non veritiere in ordine agli standard quantitativi e qualitativi dei servizi assicurati nelle proprie strutture. Sono le accuse con cui il gip del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, ha disposto 9 misure cautelari personali a carico dei responsabili della truffa aggravata: si tratta di 4 custodie cautelari in carcere – tra cui il fondatore e presidente di Sereni Orizzonti, Massimo Blasoni, ex consigliere di Forza Italia – 4 arresti domiciliari e un obbligo di dimora.

Gli 8 arresti sono stati eseguiti dalle Guardia di Finanza di Udine che hanno anche eseguito perquisizioni e sequestri per un totale di dieci milioni di euro. La truffa aggravata è ai danni dei bilanci delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Sicilia. Sereni Orizzonti, la società guidata da Blasoni al centro delle indagini, negli anni è diventata la prima azienda italiana per crescita nel settore della costruzione e gestione di residenze per anziani in larga misura non più autosufficienti. Ma anche nella gestione di comunità terapeutiche – riabilitative per minori e adolescenti – con sedi operative in tutto il territorio italiano. Il gruppo di Blasoni opera anche in Germania e in Spagna. Gestisce 5.900 posti letto e occupa quasi 3mila dipendenti (soprattutto donne) in 80 residenza sanitarie assistenziali e 10 comunità per minori. Nel 2019 il fatturato di Sereni Orizzonti (che aveva già segnato +147% nell’ultimo quadriennio) supererà per la prima volta quota 200 milioni di euro.

Chi era Blasoni: dalle condanne alla carriera con Forza Italia
Massimo Blasoni non è nuovo a problemi con la giustizia. Condannato nel 1996 per esercizio abusivo della professione (si era spacciato per consulente del lavoro), ha patteggiato sborsando 400mila lire. Nel 1999 invece una condanna a un anno e 9 mesi di reclusione con patteggiamento e sospensione della pena per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, evasione fiscale, appropriazione indebita, corruzione aggravata, reati commessi dal 1991 al 1996. Nel 2004 aveva ancora patteggiato 6 mesi di carcere sostituiti da un’ammenda di 6.800 euro per delitto colposo di danno e violazione delle regole relative agli infortuni sul lavoro. Comincia nello stesso periodo la sua carriera in politica con Forza Italia: è stato consigliere regionale dal 2003 al 2008, poi ancora per il Pdl dal 2008 al 2013. Nel dicembre scorso è stato assolto nell’inchiesta sulle spese pazze in Regione.

Le accuse: “Documentazione sistematicamente distrutta o occultata”
Per le Fiamme gialle, le strutture operative della società, “per massimizzare i profitti d’impresa, comprimevano al massimo il costo del personale di servizio impiegato ed erogavano prestazioni diverse per quantità e qualità rispetto agli standard normativamente e contrattualmente previsti, determinando una minore assistenza ad anziani e minori, anche a rischio di pregiudicarne il benessere e la salute”. A tale scopo, venivano rendicontate anche maggiori ore di assistenza socio-sanitaria, considerando tra queste prestazioni anche quelle effettuate da personale privo delle necessarie qualifiche e, di fatto, impiegate solo nei servizi di pulizia e di cucina. La documentazione attestante le presenze giornaliere degli operatori assistenziali e le ore di lavoro da loro realmente prestate era sistematicamente distrutta e/o occultata agli organi di vigilanza. Altre volte, prestazioni mai rese ai propri degenti erano falsamente rendicontate sulla base di fatture false emesse da professionisti compiacenti.

La frode scoperta grazia a una verifica fiscale delle Fiamme Gialle
Il sistema di frode è emerso grazie a una verifica fiscale condotta dalle Fiamme Gialle di Udine, con approccio multidisciplinare, nell’ambito della quale i finanzieri si erano accorti di alcune criticità nella rendicontazione degli oneri alle Aziendesanitarie nel comparto dell’assistenza agli ospiti delle residenze per anziani e delle comunità per minori. Il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio De Nicolo, e il sostituto Paola De Franceschi, che hanno coordinato le indagini, hanno voluto salvaguardare, nella richiesta di adozione delle misure cautelari, la continuità dei servizi di cura e assistenza degli ospiti e i rapporti di lavoro degli addetti alle strutture.

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