È una profonda ingiustizia. Brusca non si è fatto 23 anni di carcere perché ha ottenuto 80 permessi che ha trascorso con il figlio. Ha avuto tantissimi benefici. Stiamo parlando di un grandissimo criminale. Mi sembra che queste cose a volte si vogliano dimenticare perché lui ha aiutato nelle indagini”. E’ l’amaro sfogo di Tina Montinaro, vedova di Antonio, il capo della scorta del magistrato Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci del 1992.

Intervistata da Chiara Placenti per Inblu Radio, Tina Montinaro si pronuncia sulla abortita possibilità di concedere gli arresti domiciliari a Giovanni Brusca, il braccio destro di Totò Rina che azionò il telecomando che provocò la tragedia: “Lui ha già avuto tanti benefici, ma noi siamo i familiari delle vittime. E Brusca ha distrutto la città di Palermo. C’è tanta gente gente che piange ancora i propri morti, sentiamo ancora la loro mancanza e ci sentiamo dire che forse è meglio che lui vada ai domiciliari. Noi a Palermo non lo vogliamo. Se lo portino a Roma. Ringrazio la Cassazione che ha tolto a me e ai miei figli un peso. Ma ricordiamoci che Giovanni Brusca tra un anno e mezzo è fuori da libero cittadino. Ha commesso 140 omicidi e ha sciolto un bambino nell’acido. Che cosa significa in questo caso la parola ravvedimento? Non riesco davvero a spiegarmi perché questa vicenda sia finita così”.

E aggiunge: “Brusca non è assolutamente né ravveduto, né pentito. È inaccettabile, noi ci sentiamo per l’ennesima volta mortificati. Vogliamo che lo Stato sia dalla nostra parte. Dobbiamo dare un segnale affinché le cose cambino. Ma in questo modo non cambierà nulla, perché la gente non si fida. Non metto in dubbio che ci sono problemi nei carceri e nelle condizioni dei detenuti. Vanno sicuramente riviste tante cose. Però qui stiamo parlando di determinati personaggi. C’è tanta gente che in carcere si è pentita, ma che non ha suscitato l’interesse di nessuno. Con Brusca, invece, lo Stato italiano è già stato tanto permissivo. Se uno ha commesso 140 omicidi, non volete dargli 140 ergastoli? Dategli almeno uno e fateglielo fare”.

La vedova Montinaro chiosa: “Brusca ha già goduto di 80 permessi e passa tutte queste giornate con il proprio figlio. Tutti gli altri figli dei padri uccisi da Brusca, per passare un’ora con il ricordo dei padri, devono andare al cimitero. Si devono ricordare dei danni che hanno fatto alla città di Palermo. Mio marito andava a lavorare per poche lire al mese e non è più ritornato a casa. Mio marito non si è ravveduto quella mattina pur sapendo quali erano i rischi e non l’ha fatto il dottor Falcone. Sono andati avanti perché ci credevano. Per questo motivo gli uomini del governo e delle istituzioni si devono passare una mano sulla coscienza e dire ‘no’, come ha fatto la Cassazione“.

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