La Corte di giustizia dell’Ue ha dato ragione alla Commissione europea confermando la decisione sugli aiuti di Stato del Lussemburgo nel caso di Fiat-Chrysler Finance Europe, rigettando il ricorso dell’azienda. La decisione degli uffici dell’Antitrust europeo, guidati all’epoca dalla commissaria Margrethe Vestager, risale al 2015, un anno dopo le rivelazioni di LuxLeaks e a 16 mesi dall’apertura delle prime inchieste nel giugno 2014 sui ‘tax ruling’. Annullata invece la decisione Starbucks perché la Commissione non è stata in grado di dimostrare l’esistenza di un vantaggio economico in Olanda.

All’epoca la Commissione aveva ritenuto che Fca Finance Europe aveva usufruito di “un vantaggio fiscale indebito” grazie all’accordo sullo ‘sconto’ raggiunto con il piccolo Paese europeo. Stando alla sentenza, Fiat Chrysler Automobiles dovrà pagare 30 milioni di euro di “tasse arretrate” al Lussemburgo. Fca, penalizzata in Borsa dopo la sentenza, esprime “delusione” per la decisione della Corte Ue e annuncia che “sta valutando i prossimi passi da fare in questa questione”. Gli impatti della decisione, spiega un portavoce, vengono considerati “non rilevanti” per i conti.

Anche il Lussemburgo ha reagito alla pronuncia dei giudici spiegando che “analizzerà la decisione con la dovuta diligenza” e riservandosi “tutti i suoi diritti”, un passaggio che lascerebbe intendere un possibile ricorso all’Alta corte europea. “Aderendo pienamente alla lotta contro l’erosione della base imponibile ed il trasferimento di benefici dell’Ocse (piano anti-BEPS)” il Lussemburgo ricorda di “aver attuato negli ultimi anni numerose riforme volte a combattere evasione e frode fiscale”.

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