Non è un problema per il governo né per la tenuta della maggioranza. Ma la rete del voto segreto salva la caduta del deputato di Forza Italia Diego Sozzani, indagato per finanziamento illecito nella maxi-inchiesta per corruzione in Lombardia, per il quale il gip aveva chiesto alla Camera di applicare gli arresti domiciliari. Sui Cinquestelle mette la mano sul fuoco il capo politico Luigi Di Maio: “Il voto segreto va abolito – dice – Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Da parte nostra, orgogliosi di aver dimostrato ancora una volta di essere l’unica forza politica in grado di interpretare un principio sacrosanto e inderogabile, quale è quello della giustizia sociale”. Di Maio assicura che “solo il MoVimento 5 Stelle ha votato compatto a favore degli arresti domiciliari e sulla richiesta di autorizzazione dei giudici a utilizzare intercettazioni”. In quest’ultimo caso, infatti, il Pd ha dichiaratamente votato contro l’uso delle conversazioni registrate con i “trojan”, insieme al resto del centrodestra.

Ma quindi alla prima uscita in Parlamento è già allarme rosso in maggioranza? Il no della Camera agli arresti domiciliari per Diego Sozzani, deputato di Forza Italia indagato per finanziamento illecito, è il primo inciampo per il governo Conte 2? Certo che no, assicurano dai partiti di governo. Da una parte lo garantisce Alfredo Bazoli, che è stata la voce del Pd nel dibattito sulla richiesta del tribunale di Milano per il parlamentare berlusconiano. “Attribuire al voto un significato politico è una vera scemenza, è del tutto fuori luogo. I dati dicono che il Pd ha fatto una scelta di merito sulle singole questioni e poi sono emersi i voti di coscienza. Chi dice che si è rotta la maggioranza fa una valutazione che, politicamente, non esiste”. Per Bazoli, vicepresidente della giunta per le immunità, “è davvero difficile dare una valutazione politica della vicenda, per un fatto molto evidente: il Pd aveva scelto in Giunta a luglio e aveva votato insieme al centrodestra sulle intercettazioni e insieme al M5s sulla richiesta di arresto. Non c’erano vincoli di maggioranza prima e non c’erano dopo”. Quindi cos’è successo in Aula? “Il voto dell’aula era segreto, per cui ogni gruppo ha votato secondo coscienza e qualche defezione in tutti i gruppi sui voti di coscienza è una cosa normale. Chi ha votato in dissenso non si sa, io sono portato a credere che sono stati voti ben distribuiti nei gruppi: una parte del Pd, qualcuno nel M5s e molti, se non tutti, dentro Liberi e Uguali, che non avevano dato indicazioni di voto”.

L’esito della votazione a scrutinio segreto che ha salvato Sozzani tuttavia ha meritato un lungo colloquio in Transatlantico tra i capigruppo Francesco D’Uva e Graziano Delrio. “Questo voto non si ripercuote sulla maggioranza – conferma D’Uva – Non è un voto che prevede la presenza del governo in Aula. E’ un fatto interno a Montecitorio, che attiene ai singoli parlamentari che la pensano diversamente. Questo non ha a che fare con il programma che dobbiamo portare avanti per il Paese”. “Sul tema della lotta ai privilegi della politica il M5s resta un unicum in Parlamento”, rivendica D’Uva. Ma “dire che al primo voto la maggioranza non ha tenuto sarebbe sbagliato: in questa votazione non entrava il governo”. Per D’Uva, inoltre, “questo voto non ha nulla a che fare con la scissione di Renzi: le indicazioni dei gruppi erano chiare, si tratta semmai di voti dei singoli parlamentari che rispondono alla loro coscienza. Questo è un voto in cui, ricordo, i banchi del governo sono restati vuoti: è una cosa che non attiene alle maggioranze“. Rispetto poi alla possibilità che all’interno della maggioranza ci possano essere sensibilità diverse D’Uva è netto: “Vedo che ci sono gli stessi problemi che c’erano con altre maggioranze: da questo punto di vista molti parlamentari mostrano un iper-garantismo che noi non abbiamo”.

Stesso concetto, sia pure in modo molto più sintetico, è espresso da Delrio: quello dell’Aula su Sozzani “non era un voto sul governo – dice – ma su una procedura, noi avevamo dato delle indicazioni precise e i deputati hanno votato secondo coscienza, può succedere”. Mancano 20 voti del Pd?, gli chiedono. “No, assolutamente” risponde.

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