Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l’ufficiale responsabile della sala operativa della Guardia Costiera, Leopoldo Manna, e il comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina, Luca Licciardi, in relazione al processo sul naufragio dell’11 ottobre del 2013, dove morirono 268 persone tra cui 60 bambini. Si trattava di migranti siriani che scappavano dalla guerra civile. Ai due imputati il pm Sergio Colaiocco contesta i reati di rifiuto d’atti d’ufficio e omicidio colposo. Il processo è stato fissato al 3 dicembre davanti alla II sezione penale del tribunale di Roma.

Secondo la ricostruzione giudiziaria a tardare il soccorso fu la nave Libra della Marina Militare. “La nave – come spiegarono i legali dei superstiti e dei familiari – era già quattro ore prima del naufragio del peschereccio a sole 27 miglia marina dal peschereccio in difficoltà e avrebbe potuto intervenire prestando soccorso e salvando molte vite. Il peschereccio si capovolse a circa 50 miglia nautiche a sud di Lampedusa e a 180 migliaia da Malta”. L’inchiesta parte da un esposto presentato dal giornalista del settimanale L’Espresso Fabrizio Gatti.

I superstiti, che sull’imbarcazione avevano un telefono satellitare, hanno detto di aver “più volte chiamato” la Guardia Costiera ma i soccorsi subirono “molti ritardi anche perché le autorità italiane erano convinte che la competenza fosse maltese”. E lo stesso convincimento venne espresso dalla guardia costiera maltese, ma ovviamente a parti invertite. Un rimpallo che fece perdere tempo prezioso per mettere in salvo le persone a bordo dell’imbarcazione.

Tra i superstiti e testimoni c’è Wahid Hasan Yousef, cardiochirurgo curdo siriano, che nel naufragio nel Mediterraneo perse quattro figlie: di due, cinque, sette e dieci anni. Lui e la moglie si salvarono. Yousef ha raccontato l’assalto di una motovedetta libica al peschereccio, delle molte raffiche di mitra sparate per fermare l’imbarcazione che ferirono tre persone e danneggiarono lo scafo facendogli imbarcare acqua. Ma soprattutto ha spiegato che i naufraghi aspettarono “i soccorsi inutilmente dalle 12 fino alle 17.07 quando l’imbarcazione si capovolse” e le persone a bordo morirono. Il 13 novembre 2017 il gip di Roma aveva respinto la richiesta di archiviazione. Chi si trovava a comando della nave Libra, infatti, avrebbe ignorando le ripetute, esplicite e inequivocabili richieste di intervento da parte dei piloti di un aereo della Guardia costiera di Malta

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Vigilante ucciso a Napoli, al baby-killer cinque permessi d’uscita dal carcere: in un caso per un provino con una squadra di calcio

prev
Articolo Successivo

Carabiniere ucciso a Roma, Gabriel Natale Hjorth presente al Riesame: “Sono innocente”. Ma poi rinuncia all’udienza

next