Missili anticarro lanciati dagli Herzbollah contro veicoli e postazioni militari israeliane. E lo Stato ebraico che reagisce bombardando il sud del Libano. Un’ora e mezza di alta tensione al confine che fa temere nuove escalation fra Gerusalemme e il gruppo libanese sciita: il movimento aveva promesso vendetta per un attacco con droni compiuto una settimana fa, di cui aveva attribuito la responsabilità proprio a Israele. I lanci di missili hanno riguardato la zona di Avivim, una fattoria agricola israeliana, a pochissima distanza dalla frontiera. Uno di questi – ha spiegato l’esercito – ha colpito un veicolo e un altro una postazione militare. Ma, contrariamente a quanto circolato in un primo momento e sostenuto da media vicino ad Hezbollah, Gerusalemme sostiene non ci siano state vittime tra i soldati israeliani. “Abbiamo risposto – ha aggiunto il portavoce militare – con oltre 100 colpi di mortaio, anche sulla cellula che ha sparato contro Israele”. La zona libanese più bersagliata è stata quella tra i due villaggi di Bint Jbail e Maroun al-Rass.

Il premier libanese, Saad Hariri, ha parlato al telefono con il capo della diplomazia Usa Mike Pompeo e con un consigliere del presidente francese Emmanuel Macron e ha chiesto “l’intervento” di Francia e Stati Uniti “visti gli sviluppi alla frontiera sud” del Libano. Intanto la missione di peacekeeping Onu in Libano invita alla “massima moderazione”: il capo dell’Unifil, “il maggiore generale Stefano De Col, è in contatto con le parti chiedendo la massima moderazione e ha chiesto di cessare tutte le attività”, ha fatto sapere ad AFP il portavoce dell’Unifil, Andrea Tenenti.

Lo scambio di colpi giunge sullo sfondo di tensioni crescenti fra Israele e Hezbollah, che la scorsa settimana ha accusato lo Stato ebraico di avere condotto dei raid con droni nella sua roccaforte alla periferia sud di Beirut. Questo “attacco” è stato presentato dal capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, come “il primo atto di aggressione” di Israele al Libano dopo la guerra del 2006 fra lo Stato ebraico e il movimento sciita, che in 33 giorni aveva provocato 1.200 morti dal lato libanese e 160 dal lato israeliano. E il presidente libanese, Michel Aoun, aveva parlato di una “dichiarazione di guerra”.

Un quadro di Hezbollah tuttavia, Naim Qassem, aveva assicurato che “l’atmosfera” non era “da guerra” ma solo di “risposta a un’aggressione”. Israele, dal canto suo, aveva “svelato” quello che ha definito un piano dell’Iran, tramite l’alleato libanese Hezbollah, per trasformare dei razzi in missili di precisione in grado di colpire lo Stato ebraico. Tel Aviv aveva aggiunto di ritenere “responsabile” il Libano, dal momento che Hezbollah opera sul suo territorio. Secondo l’esercito israeliano, fra il 2013 e il 2015 l’Iran avrebbe trasportato missili dal suo territorio fino in Libano tramite la Siria. Il tutto avviene mentre Israele è nel pieno della campagna elettorale, visto che il 17 settembre tornerà alle urne per le legislative.

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