Dopo la multa imposta a Johnson&Johnson, ritenuta responsabile dell’epidemia di dipendenza da oppioidi negli Usa, anche la Purdue Pharma sta negoziando un accordo miliardario per chiudere le azioni legali intentate nei suoi confronti da governi locali e statali. Come parte dell’accordo, secondo i media statunitensi, la società dovrebbe dichiarare fallimento. Purdue è uno dei 22 produttori di oppioidi finiti nel mirino delle 2.000 azioni legali avviate negli Stati Uniti da stati, contee e città per la crisi degli oppioidi.

Purdue è accusata di avere scatenato l’epidemia di dipendenza da antidolorifici negli Stati Uniti con l’introduzione nel 1996 del farmaco OxyContin, che è stato oggetto di un’aggressiva campagna di marketing per convincere i medici a prescriverlo nel modo più ampio e alle dosi più elevate possibili. La famiglia Sackler, proprietaria di Purdue Pharma, rinuncerebbe al suo controllo sull’impresa e contribuirebbe con almeno 3 miliardi di dollari da fondi personali all’accordo, che potrebbe ammontare a circa 12 miliardi di dollari, secondo tre fonti coinvolte nelle trattative. I 2.000 querelanti starebbero seriamente valutando l’offerta, su cui si sta lavorando da mesi e che è stata oggetto di un incontro convocato a Cleveland la scorsa settimana dal giudice distrettuale Dan Aaron Polster, che sovrintende una causa federale che dovrebbe iniziare a metà ottobre.

Polster ha incoraggiato le parti ad accordarsi piuttosto che andare in giudizio. Purdue si era già accordata con l’Oklahoma per 270 milioni di dollari a marzo e ha fatto sapere di ritenere che “una soluzione globale costruttiva sia la strada migliore da seguire”.

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